Esclusivo: pericolo per l’ Autorità portuale

AUGUSTA. L’Autorità  portuale sta per essere smantellata o drasticamente ridotta. E sarebbe un nuovo smacco comm_2002.jpgper Augusta che sta provando la delusione di aver perso il campo sportivo (erroneamente chiamato stadio), la piscina comunale, l’ultimo cinema rimasto e rischia di perdere addirittura l’ospedale civico, dopo aver perso quello militare. Il porto di Augusta, è noto, non lo diciamo per campanilismo becero, è uno dei maggiori porti d’Italia, eppure lorsignori, i signori della politica intendiamo, vogliono favorire Catania solo perché si tratta della seconda città dell’Isola e perché  nella città etnea i politici contano più che in provincia di Siracusa. Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta d’una scelta, per quanto dolorosa, che punta al risparmio e all’ottimizzazione delle risorse e, dal momento  che occorre compiere una scelta, riducendo le autorità portuali in Sicilia, la mannaia non può che cadere su Augusta, salvando Palermo e Catania.  C’è, però, una differenza non lieve. Se l’Autorità portuale di Palermo deve essere salvata  non è solo per ragioni di prestigio, che pure in questo caso, e solo in questo caso, avrebbero una qualche fondatezza, ma perché quello di Palermo è un porto vero, un porto attivo, un porto frequentato, che deve avere un organismo gestionale come l’Autorità, ma quello di Catania? E’ uno specchio d’acqua che non regge il paragone con quello di Augusta, per ampiezza, profondità, strutture e traffico. Augusta ha un porto petrolifero e di carichi gassosi fra i più importanti nel Mediterraneo e ha un porto militare di tale importanza strategica che la Marina Militare, proprio in vista del risparmio e della ottimizzazione delle risorse,  ha trovato opportuno e conveniente trasferire il comando di Marisicilia da Messina, capoluogo di provincia, città, sede universitaria, terza  nella nostra regione, dopo Palermo e Catania. Evidentemente i militari hanno maggiore oculatezza e più senso della cosa pubblica di lorsignori. Nessuno dei militari, a partire dal comandante di Marisicilia, che è un ammiraglio di divisione, ha avvertito il trasferimento del comando in Augusta come qualcosa di disonorevole , come una  deminutio capitis. Ad Augusta c’era già una  base con un grande arsenale.  Presa la decisione, il resto è venuto da sé. Non è stato necessario ingrandire più di  tanto. Sono stati presi alcuni accorgimenti logistici e decorativi, per suggerire immediatamente allo sguardo dei passanti che in quell’area non c’era più  il  Comar, il Comando Marina, il cui comandante, in passato, era generalmente un capitano di vascello,  ma un comando più importante e prestigioso, quello, appunto, di Marisicilia.  L’insegnamento dei militari non  viene, però, appreso dai civili, cioè da lorsignori, che vogliono privilegiare Catania e non mantenere in Augusta ciò che già possiede, conquistato dopo anni di battaglie: l’Autorità portuale, attualmente commissariata e retta da militari, di cui uno è stato ammiraglio comandante della capitaneria di porto a Catania. In sede politica sembrava quasi decisa la nomina del nuovo presidente, un vecchio politico siracusano, ex democristiano ora ultrasettantenne, che non ha alcuna competenza in materia. Chi ha interessi nel porto e per il porto di Augusta ha sostenuto che potrebbe venire un presidente anche dall’estero purché faccia funzionare il porto commerciale e lo imponga a tutto il mondo come porto concorrenziale. Quindi,  non dev’essere una questione di campanilismo e nemmeno l’Autorità deve trasformarsi in un carrozzone politico-clientelare per assumere personale. Recentemente s’è scatenata una bufera politico-mediatica perché l’ammiraglio commissario ha espletato un concorso, di cui, però, solo gli iniziati conoscevano l’esistenza e dal quale sono risultati vincitrici persone targate centro-destra, cioè dello stesso  schieramento che nel 2003 aveva espresso il primo (e forse unico)  presidente dell’Autorità portuale.  Se lorsignori valutassero più le ragioni vere dell’economia e non quelle, effimere, della politica, l’Autorità portuale di Augusta dovrebbe rimanere e , se è proprio necessario tagliare o ridimensionare, si tagli o si riduca quella di Catania. Ma, evidentemente, la nostra è solo un’illusione. Quello di Catania è un porticciolo e rimarrà per sempre tale e manterrà l’Autorità, con tutta la forza politico-amministrativa che un tale organismo può produrre. Augusta manterrà il suo grande e ineguagliabile porto,ma sarà competitivo? E il personale assunto dal primo presidente e dal commissario? Transiterà a Catania o sarà licenziato? Vedremo.  

                                                      Giorgio Càsole