09 maggio 2012
IN 200 PER SALVARE IL CASTELLO SVEVO
AUGUSTA. Castello Svevo: da tutti conosciuto, da pochi apprezzato. Passando dal ponte cosiddetto “nuovo” e dai ponti di campagna lo vediamo ogni giorno, ma realmente lo guardiamo? Ci accorgiamo, giorno dopo giorno, di cosa cambia nel suo precario aspetto? Sappiamo realmente cogliere la bellezza dei suoi scorci sul mare? Non tutti sanno, per quanto sia paradossale, che il nostro castello è un’importante prova del passaggio di Federico II di Svevia nella zona catanese-siracusana, inoltre rappresenta e contiene tutti i caratteri dei castelli federiciani, portati alla massima bellezza. Mescola perfettamente caratteristiche comuni a tutti i castelli, o per meglio dire le fortezze, del periodo, quali la pianta e i materiali, a particolari elementi della muratura e della posizione. Si trova, infatti, tra la porta Spagnola e il mare, cinto dai bastioni, che si affacciano appunto sul mare per due lati. Questa particolarità è stata estremamente deprezzata, sebbene sia uno dei pochi castelli così vicino al mare. Oltre a queste bellezze, bisogna aggiungere gli archi e le volte ogivali all’interno dei saloni. Nonostante tutte queste meraviglie sembrerebbe impensabile in un paese del nord o un paese estero non approfittarne a fini turistici e culturali. Qua no. Qua gran parte del bastione sta cedendo. Qua si realizza una passeggiata e si interdice l’anno dopo. Qua si guarda il castello implodere dentro una voragine. Qua si guarda senza dire nulla..o forse no. Sembra, infatti, che alcuni giovani e non si siano accorti del crescente problema e che, soprattutto, si siano resi conto dell’importanza di questo bene. Così, mossi da spirito di iniziativa e praticità, cominciano a realizzare una serie di iniziative, coinvolgendo qualora possibile la popolazione. Si muovono su diversi piani, mirando a arrivare a tutte le fasce d’età, partendo dal blitz per pulire il bastione e “fare la barba” al “signor Svevo” fino a una passeggiata per informare gli interessati sulla storia e la situazione attuale del castello. L’ultima iniziativa si è svolta domenica 6 maggio e hanno partecipato circa duecento persone, testimonianza che il problema non è sottovalutato da alcuni. Ma i nostri ragazzi, non soddisfatti dei successi cittadini, sono determinati a risolvere realmente e alla base il problema svevo. Mandano, quindi, una lettera con richiesta d’intervento a tutti gli enti responsabili, dall’Unione Europea alla Sovrintendenza passando per il ministero della cultura. Affiancano alla richiesta ufficiale, le richieste e i pensieri dei singoli cittadini, permettendo loro di ricoprire finalmente un ruolo di primo piano in questa faccenda. Le persone pensano. E questo è importante, e questo è giusto. Salvare il nostro castello non consisterebbe semplicemente nel salvare un bene storico, ma un intera città dal degrado urbano e culturale. Preserviamo la cultura e coltiviamola, salviamo le nostre origini. Come pensiamo di avere un futuro, se non rispettiamo il nostro passato? La manifestazione di cui si parla nel pezzo pro Castello Svevo ha avuto un grande richiamo, anche perché è stata preannunciata sia di cosiddetti social network, reti, cioè, di comunicazione interpersonale cui tutti si possono collegare attraverso il computer o altri mezzi sofisticati, come l’ipad, è stata ripresa da una troupe di un telegiornale della RAI.
Anna Guerrisi
08:57
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02 maggio 2012
IL CASTELLO SVEVO VA IN ROVINA: SALVIAMOLO!
“Io salvo il mio castello … e tu?” Così è stata intitolata la manifestazione del 22 aprile in Piazza Duomo per la salvaguardia del Castello Svevo di Augusta, ormai in rovina, organizzata dal gruppo locale “PartecipAgire”. Allo scopo di salvare il maniero federiciano, il gruppo ha raccolto molte firme, tra cui quelle di ragazzi stranieri in visita alla città, artisti e clown francesi, spagnoli e rumeni, per il progetto europeo di gemellaggio culturale Play Safe: Le associazioni che si occupano della salvaguardia dell’ambiente e del territorio hanno deciso di rivolgersi con una lettera alla Commissione europea, al Comune di Augusta, al ministero dei Beni culturali, all’ Assessorato regionale e allaProvincia di Siracusa..Il “nostro”castello non è un rudere che fa parte del panorama. Prossimo appuntamento: DOMENICA 6 MAGGIO.
Laura Adragna, Domenico Brusca
11:57
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13 marzo 2012
Le tre "maledizioni" dei poeti Siciliani
Federico II, fondatore di Augusta, voleva creare una lingua unitaria per aggregare politicamente i popoli a lui soggetti, ma…
Federico II di Svevia, fondatore di Augusta, stupor mundi, avviò una serie di riforme che non lasciarono nulla d'intentato ai fini di un risanamento morale, politico, economico, sociale e letterario del suo regno di Sicilia, fulcro del più ampio progetto imperiale, già in atto ma anche messo in crisi dalla lontananza della Germania, madrepatria, della quale l'isola mediterranea tendeva a sostituire la centralità in modo inversamente proporzionale alla coesione dell'Impero: tanto più la Sicilia era il centro della corte quanto più la corte stessa si frazionava finendo con l'esaltare la sua nazionalità relativa rispetto all'assolutezza del potere federiciano. In altre parole, Federico, nella sua riforma dell'Impero, seppe comprendere, anticipandola, la direzione che avrebbe preso la storia moderna d'Europa due secoli dopo, con la formazione degli Stati nazionali sulle ceneri degli ormai sgretolati poteri sovra-statali, Impero e Papato. Tanto più quanto proprio il pontificato romano si intrometteva geograficamente nella già debole coesione territoriale fra la Sicilia e la madrepatria tedesca. Questo, forse, comportò l'esasperata ricerca di un'identità linguistica cui Federico diede luogo e che pareva oltrepassare i consueti confini della letterarietà per configurarsi come una vera e propria progettualità politica. Dietro la poesia siciliana del Duecento si cela una fortissima, appunto quasi esasperata, ricerca della novità e della radicalità di una lingua che la rappresentasse e che a un tempo sapesse altresì rappresentare la presenza aggregatrice di più istanze politiche, all'apparenza disomogenee e disarticolate. Quindi, dietro questa ricerca più che letteraria si nascondeva ancor più la ricerca di un'identità politica statale che continuasse a dissimulare la centralità tedesca e di conseguenza la potenza imperiale, ormai - era un dato di fatto - vacillante. I poeti della scuola siciliana finirono col veicolare un progetto politico e in ciò fu plausibile configurarli come appartenenti a un movimento letterario, che di fatto non ci fu mai, ma che ben dissimulava a sua volta l'idea di una intenzionalità comune - a volte consistente anche nella preterintenzionalità -se non nelle cause, certamente negli effetti. E questa può essere intesa come una sorta di prima "maledizione" che cadde su questi poeti, asserviti a un progetto comune e assorbiti da esso, che li rese organici a una temperie culturale e storica, in cui rischiarono di perdersi i tratti spontanei e individuali, per annegarli tutti dentro una presunzione di scolasticità che altro non fosse che l'adesione anche involontaria alle necessità del dominus. Collegabile a questa è la seconda e determinante "maledizione" che rimane aderente a un fatto più squisitamente artistico, linguistico e letterario: la traduzione toscana che ne favorì la tradizione nella misura in cui ne spense l'originalità della trasmissione e, più erano accattivanti le liriche tradotte, più la loro trasmissione ne tradiva il testo originale rivestendosi di un toscano che grazie al siciliano rifatto si faceva illustre e consegnava sé stesso a futuri destini prestigiosi.
09:14
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30 ottobre 2011
La festa dei morti in Sicilia
Il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, per i siciliani “doc” è il giorno della “festa dei morti”, una ricorrenza molto cara che si perde nella notte dei tempi, risalente addirittura al X secolo. Per rievocare le figure dei familiari defunti, infatti, fino a qualche tempo fa si raccontava ai bambini siciliani che durante la notte tra l’ 1 e il 2 novembre avrebbero ricevuto le visite dei morti, generalmente nonni o familiari defunti i quali, gironzolando in casa in punta di piedi per non farsi scoprire, avrebbero nascosto per loro, negli angoli più remoti dell’abitazione, giocattoli e regali di ogni tipo, segno del loro eterno e infinito amore. Il più delle volte questi doni coincidevano proprio col frutto dei desideri dei piccoli, desideri segretamente confessati prima ai genitori. I meno giovani ricorderanno certamente l’emozione di quelle notti insonne, un po’ per la paura di imbattersi in quel tipo di incontro e un po’ per il tentativo di svelarne il mistero in attesa che arrivasse presto il giorno, per dare così inizio a una vera e propria caccia al tesoro dentro casa, dove mamma e papà si divertivano ad aiutare i loro “picciriddi” nella ricerca di questi preziosi doni.
Ci si chiede: cosa avrebbe potuto desiderare all’epoca un “picciriddu” siciliano come regalo per la festa dei morti?? Ancora oggi questo è un mistero; si sa solo che dalle prime luci dell’alba, il 2 novembre, i ragazzini andavano in giro “armati” fino ai denti con pistole, fucili, mitragliatrici e mortaretti di ogni tipo, giocattoli si intende, quasi a voler simulare una guerra civile. Ordunque, malgrado il cellulare fosse solo quello in dotazione alle forze dell’ordine e del telefono, in genere, si fosse venuti a conoscenza poiché si diceva essere stata una grande invenzione, ancora oggi non s’è capito bene come questi picciriddi riuscissero a organizzarsi in tempi così rapidi, seppur per gioco, nella formazione di bande rivali, dotate di munizionamenti e in grado di spararsi incessantemente a vicenda per qualche giorno di fila, dall’alba al tramonto; le picciridde invece, si sa, normalmente in quei giorni stavano chiuse in casa a pettinare le bambole ricevute in regalo, sempre dai loro morti, per non correre il rischio di essere usate come bersagli mobili dai picciriddi armati e appostati come cecchini, in ogni angolo di strada.
Questo succedeva solo ieri, mentre oggi per la “festa dei morti” sono rimaste le tradizionali fiere, che si svolgono in molte parti della Sicilia, dove si possono ancora trovare bancarelle di giocattoli e oggetti vari per il regalo ai bambini. Oltre a giocattoli di ogni sorta, esiste comunque l'usanza di regalare scarpe nuove, talvolta piene di dolcetti, come i particolari biscotti tipici di questa festa: i ossa i mottu o i pupatelli, ripieni di mandorle tostate, i taralli, ciambelle rivestite di glassa zuccherata, i nucatoli e i totò, bianchi e marroni, mentre frutta secca, cioccolatini e frutta martorana riempiono il tipico cesto, assieme alle primizie di stagione.
Infine, in alcune zone della Sicilia viene ancora oggi preparata la muffoletta, quasi a imitazione dell’ ancor più nota colazione anglosassone, consistente in una pagnottella calda che si consuma la mattina del giorno dei morti, condita con olio, sale, pepe, origano, filetti di acciuga sott'olio e qualche fettina di formaggio primosale pepato.
Giuseppe Tringali
__________________
Era mio padre: augustano di adozione, pugliese d’origine, che tanto si spese in favore degli emigranti - Poesia di Giorgio Càsole
SUL FREDDO MARMO
Sul freddo marmo t’abbiamo allungato,
papà, che fino a ieri sorridevi
quando ancora ti recavi al lavoro
a passi faticosi e lenti, vivo
come il ragazzo dal lungo avvenire
verso la nuova terra a te feconda
dalla patria bella ormai lontano.
La gente contagiava il tuo sorriso
schietto e leale stampato nel cuore:
tutti ci hai amati di grande amore
e fino all’ultimo hai pensato a me
primo della tua prole, incapace
oggi di trovare giuste parole
perché eri il più buono dei papà,
le lacrime, sì, non solo di pianto
ma d’atroce rimorso e di rimpianto.
Tu hai fatto cenno e non l’ho capito
ch’era arrivato il momento supremo:
tu l’hai toccato: io ero svanito.
Ti chiedo ora perdono e tu non senti
qui giaci spoglio d’ogni sentimento
altrove sei stella del firmamento.
Mi rifugerò nella mia stanza
ma non verrai più, papà, per chiamarmi.
E io forse non t’ho amato abbastanza.
Davvero ora è morta la giovinezza.
Di te, papà, vive la tenerezza
e i tuoi figli con altra prole accanto.
23:54
Scritto da: leodar1
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18 giugno 2011
PRESENTATO AL TEATRO COMUNALE DI AUGUSTA IL DOCUMENTARIO “CHISTA E’ A GUERRA” , DI ANTONIO CARAMAGNO E ROBERTO FURNARI
Augusta negli anni 40
Oggi 18 giugno, alla presenza del sindaco, dei rappresentanti delle varie associazioni che operano per il rilancio culturale della città e di un numerosissimo pubblico, presso il teatro comunale di Augusta è stato proiettato il cortometraggio “Chista è a guerra”, un documentario della durata di 65 minuti progettato dall’ UNITRE (Università delle tre età) di Augusta, con il sostegno del Comune di Augusta.
Da un’ idea di Antonio Caramagno e Roberto Furnari, di creare un documentario sugli anni della seconda guerra mondiale, è stato realizzato un film tutt’altro che amatoriale, un vero capolavoro di storia raccontata dai suoi anziani testimoni. Storie, avventure e drammi degli abitanti di una delle città siciliane più duramente colpite dai bombardamenti; una raccolta di immagini, video e testimonianze inedite per rendere omaggio alla memoria degli augustani, che dalle macerie della guerra hanno saputo rialzarsi e ricostruire la propria città.
Nel video sotto, alcune scene tratte dal documentario "Chista é a guerra"
Giuseppe Tringali
23:31
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03 giugno 2011
68° Anniversario del bombardamento aereo statunitense su Augusta
IL COMUNE RICORDA I MORTI DEL 13 MAGGIO 1943, MA FRANCESCO MIGNECO NON VIENE INVITATO
AUGUSTA. Il 68° Anniversario del bombardamento aereo statunitense su Augusta del 13 maggio 1943 che provocò sessantadue vittime civili e profonde distruzioni nell’abitato è stato celebrato, nell’ auditorium “Don Paolo Liggeri” del civico palazzo San Biagio, con una conferenza di carattere storico-militare organizzata dal Comune per il tramite dell’assessore alla Cultura, Giovanna Fraterrigo, in collaborazione con il “Museo della Piazzaforte”, rappresentato dal suo direttore, Antonello Forestiere. L’Assessore ha informato che l’amministrazione comunale ha dichiarato ufficialmente con apposito atto amministrativo il 13 maggio giornata della memoria di quel luttuoso evento di guerra. Ha ribadito l’importanza del museo quale elemento indispensabile per l’attività scientifica di ricerca, manutenzione e tutela di cimeli militari relativi alle vicende storiche belliche in cui la città è stata coinvolta, oltre che quale volano di iniziative culturali autonome e in collaborazione con altri sodalizi aventi analoghe finalità. Il direttore Forestiere ha tratteggiato il quadro generale della situazione militare nel Mediterraneo nel 1943, evidenziando le ragioni che diedero origine al poderoso attacco aereo statunitense su Augusta. Si è soffermato ad approfondire le differenze operative adottate dagli inglesi e dagli americani in merito alle attività di bombardamento, descrivendo poi caratteristiche e limiti del sistema difensivo antiaereo della Piazzaforte oltre che le fasi dell’attacco aereo alla città. Il siracusano presidente dell’associazione storico-culturale “Lamba Doria”, Alberto Moscuzza, ha affrontato, frutto di personali ricerche, il tema dei soccorsi dopo l’incursione soffermandosi sul ruolo e sull’organizzazione dell’U.N.P.A.(Unione Nazionale Protezione Antiaerea), anche attraverso l’esibizione di documenti originali dell’epoca riguardanti i componenti e i vari ruoli in cui era ripartita l’unità operante ad Augusta; in sala sono stati esposti alcuni cimeli della sua collezione privata, quali elmetti, maschere antigas, manifesti e documenti. Il presidente del “Gruppo Modellisti Città di Augusta”, Domenico Catalano, ha commentato il pregevole modello di bombardiere quadrimotore statunitense B-24D “Liberator” realizzato in scala 1/48 dal gruppo modellisti e destinato a incrementare la collezione del “Museo della Piazzaforte”; è stato anche esposto in sala un plastico della città di Augusta con l’indicazione dei punti principali di scoppio delle bombe sganciate dalle due ondate di bombardieri americani. La serata ha avuto un gran successo di pubblico per il gran numero di persone presenti e per l’apprezzamento manifestato. L’unica nota stonata è sembrata l’assenza di chi avrebbe potuto raccontare con le sue parole l’esperienza di quella terribile giornata, quando, appena dodicenne, subì il trauma che si è portato dentro per un sessantennio, fino a quando, lo scorso anno, ha pubblicato un libro interamente dedicato a quell’evento, Augusta, 13 maggio 1943, pubblicato a sue spese, come per sciogliere un voto in memoria dei caduti, per liberarsi, psicoanaliticamente, di un peso che gravava nella sua psiche. Ci riferiamo all’ottantenne Francesco Migneco, avvocato in pensione, già pretore onorario del circondario di Augusta, che, attraverso la sua preziosa, forse unica, testimonianza, avrebbe certamente dato un arricchimento alla serata rievocando i momenti di quella giornata, come li ha rievocati, in anni recenti, in varie occasioni pubbliche e private, di cui la stampa quotidiana si è occupata, battendosi sempre perché QUEI POVERI MORTI FOSSERO RICORDATI. . Indimenticabile testimonianza offerta l’anno scorso, proprio di questi tempi, agli alunni del liceo “Mègara”, che lo ascoltarono con riverente silenzio, fino alla commozione.
-Come mai non era presente alla serata?, abbiamo chiesto all’avv. Migneco. “Non mi hanno invitato”, è stata la malinconica risposta.
G.C.
16:23
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29 maggio 2011
68° Anniversario del bombardamento del 13 maggio 1943 - a cura del Comune e del “Museo della Piazzaforte”
Il 68° Anniversario del bombardamento aereo statunitense su Augusta del 13 maggio 1943 che provocò sessantadue vittime civili e profonde distruzioni nell’abitato è stato celebrato con una conferenza di carattere storico-militare organizzata dal Comune per il tramite dell’Assessorato alla Cultura in collaborazione con il civico “Museo della Piazzaforte”. L’incontro si è tenuto giovedì 12 maggio scorso ad Augusta presso la Sala Don P. Leggeri a Palazzo San Biagio. Al tavolo degli oratori l’Assessore alla Cultura del Comune di Augusta Avv. Giovanna Fraterrigo; il Direttore del civico “Museo della Piazzaforte” Avv. Antonello Forestiere; il Presidente dell’Associazione storico-culturale “Lamba Doria” Dott. Alberto Moscuzza; il Dott. Domenico Catalano per il “Gruppo Modellisti Città di Augusta”.
L’Assessore Fraterrigo ha portato il saluto del Sindaco Dott. Massimo Carrubba ed ha esposto le motivazioni che hanno indotto l’Amministrazione Comunale ha dichiarare ufficialmente con apposito atto amministrativo il 13 maggio giornata dedicata alla memoria di quel luttuoso eventi di guerra. Ha ribadito l’importanza dell’istituzione museale quale elemento oramai indispensabile per l’attività scientifica di ricerca, manutenzione e tutela di cimeli militari relativi alle vicende storiche belliche in cui la città è stata coinvolta, oltre che quale volano di iniziative culturali autonome ed in collaborazione con altri sodalizi aventi analoghe finalità.
19:53
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26 maggio 2011
NASCE “LAMIS”, un’associazione di ex liceali per l’impegno civile
Augusta –Si è costituita ad Augusta, l’associazione “Lamis onlus”, nata dalla collaborazione tra cittadini mossi dal desiderio di un maggiore impegno civile.
Del comitato promotore fanno parte Gabriella Cannone, cui è stata conferita la carica di presidente, Gianmarco Catalano, Francesco Scionti, Massimiliano Moretti, Ivan Alicata e Carmelo Di Mauro. L’associazione nasce con l’intento di perseguire obiettivi di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, culturale e ambientale del territorio di Augusta, attraverso iniziative che coinvolgano quanto più sia possibile la cittadinanza e ne stimolino l’impegno sociale e civico. L’associazione Lamis intende, inoltre, collaborare fattivamente con l’amministrazione comunale di Augusta e con le altre istituzioni presenti sul territorio.
Il nome dell’associazione vuole ricordare un personaggio importante nella storia della nostra città. Lamis era infatti “l’ecista” che guidò i coloni greci verso la Sicilia e li condusse alla fondazione di Megara Hyblea. I promotori dell’associazione esprimono, con questa scelta, l’auspicio che il futuro di Augusta possa trovare nuovi valori etici e culturali su cui fondarsi. L’associazione Lamis comunica, inoltre, la propria piena adesione al progetto “PartecipAgire” che vede alcune delle principali associazioni cittadine collaborare per il rilancio sociale e culturale della città di Augusta.
A breve, l’associazione si doterà di un proprio sito internet e darà luogo a iniziative di cui tutti saranno prontamente informati.
C. D.
22:45
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13 maggio 2011
L' inganno del Risorgimento
AUGUSTA. Giorno 29 aprile, nell'auditorium “Don Paolo Liggieri” del civico palazzo S. Biagio di Augusta, si è tenuta la presentazione del libro “Il Sud e l'inganno del Risorgimento” di Giacomo Càsole , storico e scrittore, da anni impegnato a promuovere le verità storiche riguardanti un periodo così complesso quale l'unità d'Italia che coinvolse anche la Sicilia. Il convegno-dibattito ha fornito ottime e interessanti chiavi di lettura, sopratutto nell'anno in cui si festeggia il 150° anniversario dell'unità d'Italia.
Per addentrarci meglio nell'argomento, abbiamo deciso di intervistare l’autore del libro, Giacomo Casole, fondatore e presidente dell'associazione culturale “ Due Sicilie”.
Lei ha intitolato il suo libro “Il Sud e l'inganno del Risorgimento”. Perché usare proprio il termine “inganno” in riferimento a un determinato periodo storico, solitamente definito da autorevoli storici e scrittori fondamenta per l'unità d'Italia?
Nelle prime tre righe del capitolo denominato il “Razzismo” ha riportato una frase, presumibilmente credibile di Luigi Carlo Forini, nominato luogotenente una volta conquistato il Regno delle due Sicilie: “ Altro che Italia, questa è Africa. I beduini a riscontro di questi cafoni sono fiori di virtù civile”. Supponendo la veridicità della fonte da cui proviene questa espressione, vuole spiegarci le motivazioni per cui i meridionali vennero considerati inferiori , addirittura peggio dei beduini?
22:50
Scritto da: leodar1
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18 aprile 2011
RIEVOCAZIONE STORICA DELLO SBARCO A MESSINA DI DON GIOVANNI D’AUSTRIA
Messina 18 aprile 2011 – Oggi, con inizio alle ore 11, ha avuto luogo presso il Forte “San Salvatore” di Messina la conferenza stampa di presentazione della terza edizione della “rievocazione dello sbarco a Messina di don Giovanni d’Austria”, evento di alta rilevanza promosso anche quest’anno dall’Associazione culturale “Aurora” insieme alla “Marco Polo System” di Venezia e coorganizzato con il Comune di Messina e la Provincia Regionale di Messina. I lineamenti organizzativi della manifestazione di quest’anno sono stati illustrati dal dott. Fortunato Manti (Presidente dell’Associazione culturale “Aurora”), dal prof. Vincenzo Caruso (direttore artistico dell’evento) e dall’on. Nanni Ricevuto, Presidente della Provincia Regionale di Messina. Moderatore della conferenza il dott. Enrico Casale, giornalista pubblicista, studioso di storia militare e storia patria. Erano presenti, inoltre, il C.V. Santi Le Grottaglie (Comandante del Distaccamento di Messina della Marina Militare), il C.V. Antonio Musolino (Comandante della Capitaneria di Porto di Messina), gli assessori Pippo Isgrò e Dario Caroniti in rappresentanza dell’on. Giuseppe Buzzanca (Sindaco della città di Messina), il Col. Joselito Minuto (Comandante del Gruppo Aeronavale della Guardia di Finanza), il C.F. Francesco Capparucci (Comandante Zona Fari), l’ing. Mauro Sidoti in rappresentanza dell’ing. Gianfrancesco Cremonini (Agenzie Industrie Difesa – Arsenale di Messina), la dott.sa Daniela Faranda (Vice Presidente dell’Ente Teatro Vittorio Emanuele), il sig. Carmelo Recupero (Lega Navale di Messina), la dott.sa Michaela Stagno d’Alcontres (Istituto Italiano dei Castelli).
22:34
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17 febbraio 2011
I miei trisavoli uccisi dai nazisti a Buchenwald
AUGUSTA. Da un decennio a questa parte, nelle scuole di ogni ordine e grado viene ricordato per legge il giorno della memoria, per l’immane “sacrificio” di oltre sei milioni di uomini, donne e bambini colpevoli soltanto di appartenere all’etnia ebraica, per soddisfare la volontà di potenza della cosiddetta razza ariana portata al parossismo da quel “dèmone” in forma di ometto,scuro e con i baffetti, il caporale austriaco Adolf Hitler, di professione imbianchino e con sangue ebreo nelle vene. Anche al liceo “Mègara” di Augusta il nostro Giorgio Càsole, docente di lettere, ha celebrato la ricorrenza facendo vedere alle sue alunne della IA del corso liceo delle Scienze Umane due film significativi e strazianti ambientati nel triste periodo della cosiddetta Shoah. Dopo la visione, il prof. Càsole ha chiesto alle alunne di scrivere qualche riflessione personale. Ecco il testo della quindicenne Céline Villino, italo-francese.
Da qualche anno, ogni 27 gennaio, nelle scuole, osserviamo un minuto di silenzio per ricordare i morti innocenti dell’olocausto. Per me, questi secondi sembrano un eternità; il mio cuore si stringe anche ora scrivendo queste righe e non posso fare a meno di aver le lacrime agli occhi. Vorrei gridare: sento gli urli, i pianti dei bambini intasati nei vagoni di bestiami diretti ai lager, un’ andata senza ritorno, tutto sembra reale nella mia mente.
Non è un’eccesiva sensibilità mi direte? No ! Io non posso dimenticare perché a Buchenwald sono stati deportati i miei trisnonni: Moritz ERDELY e sua moglie Margrit. Certo non li ho conosciuti e anche se non fossero morti in campi di concentramento non li avrei conosciuti nemmeno. Solo al pensiero che siano morti nelle camere a gas o abbiano subito varie torture mi viene la pelle d’oca. Ma ho imparato a conoscerli grazie a questo racconto tramandato in famiglia. Il minimo che posso fare è raccontare questa storia anche a voi. Margrit, donna borghese di origine ebrea e Moritz Erdély, nobile, tutti due ungheresi si sposano a Budapest nel 1900; da la loro unione nascono Miklosh e István; István era il mio bisnonno. Dopo la prima guerra mondiale con l’occupazione dei nazisti in Ungheria, István contrario agli invasori perché partigiano, deve fuggire all’estero perché i nazisti vogliono la sua testa. Dunque, arriva in Francia e lì si sposa. Margrit e Moritz pagano le conseguenze del tradimento del loro figlio e sono sorvegliati dai nazisti. Nel 1944 la Gestapo viene fino a casa loro e arresta Margrit, colpevole di aver nel suo albero genealogico parenti ebrei. Moritz prova di tutto per toglierla dalle grinfie dei tedeschi. Ma anche se era una persona molto importante a Budapest non ci riesce. Però, non si dà pace è quando sa che sua moglie sarà deportata, lui chiede di partire con lei e lo accontentano. Moritz e Margrit partono, dunque, per il loro ultimo viaggio senza ritorno. I loro nomi insieme ad altri sono scritti su una targa all’entrata di quello che è rimasto del campo di concentramento. Io provo una grande ammirazione per Moritz, che pur di seguire la moglie ha preferito morire insieme a lei, doveva amarla tanto, a costo della vita. In nome di questo amore e per non dimenticare mai l’antisemitismo, io continuerò a raccontare questa storia ai miei figli e spero tanto che loro perpetueranno per secoli questa storia d’amore finita male per la crudeltà e l’assurdità del cosiddetto olocausto o, meglio, Shoah.
Céline Villino
09:58
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22 novembre 2010
TOMMASO CANTONE RIVIVE LO SBARCO DEGLI ALLEATI
AUGUSTA. 67 anni fa, la mattina del 12 luglio 1943, da imprudente ragazzino, si avventurò sulla collina dove sorgeva la casa familiare per sciorinare un lenzuolo bianco. Aveva sedici anni Tommaso Cantone, figlio di un rifinito e apprezzato decoratore catanese che ad Augusta aveva trovato lavoro e residenza. Perché il sedicenne Tommaso Cantone quella mattina s’era scapicollato a inalberare la bianca insegna? Semplice. Per far capire agli Alleati, che s’apprestavano a sbarcare, a non bombardare la città. Il sedicenne Cantone, anche se nato e vissuto in pieno regime fascista, evidentemente, non desiderava più sentire e vedere gli scoppi e gli effetti dei bombardamenti. Il 13 maggio dello stesso anno, infatti, gli Americani, dall’alto delle loro fortezze volanti , ribattezzati Liberators, avevano già raso al suolo Augusta, piazzaforte militare di grande importanza, provocando solo pochi morti fra i pochi rimasti. Gli Americani, prima della fatidica data, avevano “bombardato” a tappeto la città di volantini, attraverso i quali preannunciavano il bombardamento vero e sollecitavano la popolazione a evacuare. E così avvenne. Il giovane Cantone, dopo aver fissato il lenzuolo ben bene perché fosse visibile da lontano, rientrò a casa, fiero della sua prodezza, ma non tenne in conto la reazione del padre, che gliele suonò di santa ragione. Il vecchio genitore (che, durante un soggiorno a Roma, era stato ricevuto, a palazzo Venezia, persino dal Duce in persona) non ammetteva di queste prodezze, se non altro per timore che il figlio venisse ferito. Sul Diario di diciassette anni fa, il 27 maggio 1993, abbiamo raccontato la storia di Tommaso Cantone, che ci rilasciò una lunga intervista, e, successivamente, ci adoperammo con successo perché l’allora capo dello Stato, Oscar Luigi Scàlfaro, nominasse Tommaso Cantone cavaliere della Repubblica. La vicenda del sedicenne Cantone era sconosciuta. Presto, grazie anche a una nostra trasmissione a Radio Tropical, fu di pubblico dominio. Oggi, 67 anni dopo l’ardimentoso gesto, Tommaso Cantone, ancora lucido e vigoroso, nonostante l’età, ha partecipato a una rievocazione storica dello sbarco degli Alleati, che si è tenuta nell’area dell’ex hangar per dirigibili. Tommaso è tornato sedicenne per un attimo: quello in cui, simbolicamente, ha conficcato sul terreno il pennone con il simbolo della pace. Gli era vicino la moglie, gli era vicino il figlio: qualche affondo nella memoria, poi la commozione ha preso il sopravvento.Giorgio Càsole
Nelle foto: Tommaso Cantone con il pennone e con altri durante la rievocazione
23:24
Scritto da: leodar1
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08 settembre 2010
COME ERAVAMO : Mestieri e persone
LA PIU' COMPLETA RASSEGNA STORICO - FOTOGRAFICA SULLA CITTA' DI AUGUSTA MAI PUBBLICATA SU INTERNET. SOLO SU AUGUSTANEWS
CONTINUA..........
20:35
Scritto da: leodar1
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COME ERAVAMO : Le riviere, le piazze
CONTINUA........
20:35
Scritto da: leodar1
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COME ERAVAMO : La porta spagnola e il Duomo
CONTINUA .........
20:35
Scritto da: leodar1
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