Il liceo “Mègara” ha partecipato al progetto Comenius

UNA LICEALE DI AUGUSTA SCOPRE USI E COSTUMI DEI TURCHI

 

La classe IVB del liceo socio-psico-pedagogico e le due classi IA e IB del liceo classico partecipano al progetto Comenius, un progetto che offre la possibilità di scoprire le culture delle altre nazioni e di entrare a contatto con loro. Gli Stati coinvolti sono la Germania, la Polonia e la Turchia. Già l’anno scorso si è effettuato il viaggio in Polonia. Quest’anno si è svolto il viaggio in Turchia. Il primo giorno la scuola turca coinvolta nel progetto ci ha accolti nel proprio edificio scolastico, e abbiamo passato l’intera giornata li. Si trattava di una piccola scuola di campagna e forse è per questo che i ragazzi ci hanno accolto come veri e propri vip! Appena siamo arrivati tutti chiedevano con insistenza delle foto con noi, come se venivamo da chissà quale posto! Superati i saluti, abbiamo visitato la scuola, e ci hanno offerto la colazione. Più tardi abbiamo avuto l’occasione di vedere come la gente del posto si avvicini al loro dio. Si tratta di una danza mistica, che consiste nel girare su sé stessi per parecchi minuti. È stato del tutto strabiliante notare che non cadevano a terra o non si sentivano male. Tengono una mano rivolta verso l’alto e l’altra verso il basso. Sembra sia un modo per unire cielo e terra: l’uomo chiamato derviscio si propone come collegamento. Nelle loro cerimonie indossano costumi bianchi di lana, gonne ampie e alti capelli.

La loro danza simboleggia le evoluzioni armoniche degli astri celesti e i  dervisci seguono una particolare liturgia simbolica del graduale processo di unione mistica con Dio: ogni gesto, ogni movimento segue regole rigorose e ha un suo preciso significato. Anche l’abbigliamento ha un valore simbolico: l’abito bianco rappresenta il sudario, e il copricapo la pietra tombale. A Konya, abbiamo assistito nuovamente a questa danza, ma questa volta il tutto era molto più coinvolgente. La musica sembrava offrirti l’occasione di catapultarti nel proprio io per una lunga riflessione, e le luci soffuse completavano il quadro di questa cerimonia favolosa.

Un’altra cosa che mi ha particolarmente colpito è stata la fabbrica dei tappeti. I lavoratori stavano una giornata intera seduti a lavorare i tappeti, per la precisione dalle 8 fino alle 18, con una sola pausa per il pranzo. È in questo posto che vengono ristrutturati tutti i tappeti più antichi per mezzo di un lavoro sicuramente non facile! Ed è stato qui che abbiamo fatto una specie di festa in maschera, dove hanno scelto me come prima cavia!  Mi hanno fatto indossare  lunghi e larghi pantaloni, rigorosamente decorati, un gilet, e il velo. Dopo l’imbarazzante esperienza di stare sotto i flash di decine macchine fotografiche, hanno dato i vestiti anche a tutti gli altri, ed eccoci con lunghe e colorate tuniche turche. Il giorno seguente abbiamo visitato un rifugio sotterraneo abitato in passato dai cristiani che venivano perseguitati. Tutti i “corridoi” erano stretti e alti all’incirca un metro. Faceva venire il mal di schiena camminare lungo questi percorsi, e chissà quanti di noi hanno battuto la testa. È sconcertante sapere che in passato gente,  che non commetteva nessun reato, se non quello di credere nel loro dio, si trovava costretta a vivere in posti dove non arriva uno spiraglio di luce, senza poter distinguere la notte dal giorno, senza poter ammirare un cielo stellato, o senza lasciarsi travolgere dal calore del sole.  In questo viaggio abbiamo anche potuto vedere come si costruisce un vaso e, anche questa volta, hanno scelto me per provare a costruirne uno. Di sicuro non ho fatto una bella prestazione e, alla fine ,il vaso che è uscito fuori era apparentemente in ottimo stato … peccato però che, nel momento in cui l’ho preso in mano per mostrarlo agli altri,  ci siamo accorti che alla base aveva un buco! Ma il ricordo che ho più impresso della Turchia sono le rocce della Cappadocia. Era un paesaggio lunare quello che vedevo davanti ai miei occhi, dove rocce bucherellate si alternano, per uno spazio infinito, a pinnacoli sormontati da buffi cappelli. Tutto questo non è altro che il risultato dei vulcani in eruzione, la cui lava, solidificandosi,  ha formato la cupola di colore più scuro. Il successivo intervento di agenti erosivi come acqua e vento ha completato l’opera. Ma sembrava quasi un quadro di qualche pittore, o qualcosa creato dall’uomo. Invece erano li, per puro caso, create per via unicamente naturale, ma in grado di lasciarti a bocca aperta. Anzi forse sono proprio queste cose che più ti rimangono impresse, e non un grattacielo altissimo, o un cellulare di ultimissima tecnologia. Forse è propria la natura che, con la sua estrema semplicità, riesce a farti battere il cuore più forte, e è in quell’attimo che ti senti in obbligo di ringraziare Qualcuno per essere vivo.

 Sara Giammanco (Simona Giardina e Leandra Di Grande)

Il liceo “Mègara” ha partecipato al progetto Comeniusultima modifica: 2011-07-01T12:10:00+00:00da leodar1
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