Profezia sugli allagamenti

mani2.jpgAvremmo voluto non essere facili profeti.  Avremmo voluto essere smentiti dai fatti. Avremmo voluto, ma non è stato così. Ciò che avevamo previsto esattamente un mese fa – il pezzo è ancora leggibile in questo portale – è puntualmente accaduto. Un  mese fa pubblicammo un pezzo, con tanto di foto esplicativa, dal titolo “Augusta allagata” e denunciammo il pressapochismo degli operatori della protezione civile che non avevano fatto portar via tutto il materiale – ed era abbondante – riversato sul Lungomare Rossini in seguito alla mareggiata del giorno prima. Il materiale era stato accantonato lungo i bordi delle strade. Era facilmente prevedibile anticipare che tutto quel materiale si sarebbe nuovamente sparso   a causa della mareggiata successiva. Così, infatti, è accaduto. Con l’aggravante che, questa volta, la mattina del 13 non è venuto nessuno a sgombrare il campo. Sono intervenuti soltanto i vigili urbani, tanto per stare in pace con la coscienza, a transennare l’area, come  si circoscrive una scena del crimine, per impedire il transito di mezzi e persone.  Per tutta la giornata il tempo è stato, sì, inclemente, con momenti di cielo arrossato da far venire i brividi, ma non tanto da impedire interventi urgenti.  E l’urgenza c’era, piena e totale. E non solo sul Lungomare Rossini, nell’area delle ex saline, lungo la strada che porta al “Muscatello”, ma anche in Via Marina di Ponente, all’incrocio con Via Adua, nei pressi del supermercato Famila  anche all’ingresso di Augusta, vicino ai cosiddetti palazzi di vetro. Una docente liceale, proveniente però da Melilli, nell’entrare in città, è rimasta meravigliata del fenomeno dell’acqua alta ed è rimasta sorpresa del fatto che non esiste alcuna pompa sommersa per evitare questo fenomeno, deleterio non solo per l’immagine di questa città, secondo dei comuni aretusei, sede del comando di Marisicilia , di un importante porto petrolifero e commercialee via tromboneggiando. Ci accontenteremmo d’essere cittadini d’un Comune meno blasonato, ma più civile e rispettato, in primo luogo dagli amministratori civici, che non hanno, se non rarissimamente,  programmato con lungimiranza, limitandosi o all’ordinaria amministrazione o a far costruire quartieri dormitori o a essere spettato ridi progetti imposti dall’alto. Ci vorrebbe uno scatto d’orgoglio e dire ”Voglio lasciare un ricordo di qualcosa di prezioso, di  duraturo, di memorabile per questa comunità, senza probabilmente compiere sforzi eccessivi ma semplicemente svolgendo bene i propri compiti.  Compito della protezione civile è quello primario di prevenire le cause di danni alle persone e alle cose in caso di  calamità naturali oppure no. Provvedere a  riattare in funzione antisismica gli edifici,  specialmente quelli  cosiddetti strategici come le scuole, è uno tra i primi compiti-doveri della protezione civile. Lo è anche quello di far sì che le mareggiate e le piogge insistenti  non danneggino strade, mezzi e abitazioni, con rischi per le persone. Come? Con le barriere frangiflutti, ovvio. Ovvio  altrove, ma non evidentemente per Augusta, dove , da decenni ormai, il fenomeno dell’acqua alta in taluni punti nevralgici è ricorrente, puntualissimo  a ogni imperversare del maltempo. Che cosa s’ fatto? Niente. Eppure si sono avvicendate a palazzo di città amministrazioni di vario colore. Niente. Eppure ci sono attuali amministratori, sindaco in testa, che il fenomeno lo hanno subìto in prima persona e lo possono verificare ogni mattina quando  ci sono condizioni meteo avverse.  La docente liceale ci chiede di denunciare pubblicamente queste   cose e ci chiede l’indirizzo ufficiale di posta elettronica del Comune perché ella stessa vuol far sentire la sua voce in alto loco. Un cittadino che transita nei pressi di Famila sbraita inviperito e, appena ci vede, ci chiede di pubblicare un articolo. Lo stesso implicitamente richiede il maestro in pensione Carlo Alderuccio che ci telefona per chiederci aiuto poiché si sente, ed è, prigioniero in casa in séguito all’allagamento del quartiere dove abita, quello di Via delle  Saline,  quartiere popolato oltre quarant’anni fa, dove, però, le case, fatte costruire con regolare licenza edilizia, sorgono su un terreno  colmato, al di sotto del manto stradale, dove, anche per questo, l’acqua alta la fa da padrone anche durante i rovesci di fine agosto. E’ buona, è sana amministrazione, è intelligente amministrazione questa? E’ protezione civile, questa? E se i cittadini ivi residenti avessero il coraggio e la forza di coalizzarsi per chiedere i danni, non solo alle case e alle cose, ma anche alle auto? Che cosa potrebbero eccepire i nostri amministratori? Era stati annunciati i lavori per rendere veramente degno del  nome il  lungomare Rossini e molti corifei avevano suonato la grancassa per illustrare il progetto, che prevedeva barriere antimarosi, strade pedonali illuminate lungo la battigia,  e via esaltando. Tempo previsto per completare i lavori: due anni. Non era prevista, però, l’eliminazione del lungo fogna. I lavori sono incominciati, con grande speranza. Sono stati sospesi per le feste natalizie.  Le feste sono ormmai trascorse, ma i lavori non sono stati ripresi. Intanto sul lungomare  e nel quartiere di Via delle Saline, galleggiano barche e barchette, tavolacci e tavolette, bottiglie e bicchieri di plastica e le alghe s’insinuano dappertutto.

E le stelle, anzi, gli amministratori, stanno a guardare in attesa della prossima.  

                                                            Giorgio Càsole