Pippo, un cane per amico, una storia realmente vissuta

7783991323_le-chien-est-il-le-meilleur-ami-de-l-hommeUn guaito mi fece improvvisamente trasalire scuotendomi dal torpore in cui ero caduto senza accorgermene, intento com’ero a gustarmi quelle sensazioni che solo il mare e la natura ti sanno regalare in un tardo pomeriggio autunnale. In lontananza grossi ammassi di nuvole nere si avvicinavano minacciose e rendevano ancor più cupo un cielo grigio, che si fondeva all’orizzonte con il colore del mare. Tutt’ intorno solo il volo di qualche uccello, lo sbattere delle bianche ali e qualche grido che precedeva il tonfo in acqua, frammischiandosi al rumore che si infrangeva sugli scogli nel creare dal nulla una schiuma bianca. Niente e nessuno per spezzare la beatitudine in cui mi ritrovavo inconsciamente, e la pesca non disturbava affatto quella magica e surreale atmosfera che mi avvolgeva in quel momento, come il rumore del respiro. Ma quel guaito improvviso spezzò l’atmosfera, come se una lancia avesse prodotto uno spacco per proiettarmi violentemente in un’altra realtà, svegliando e tormentando la mia anima. Mi volto e lo vedo, un cagnolino che mi guarda dall’alto di un piccolo costone di roccia; vispo, issato, scodinzola la coda muovendosi continuamente per poter meglio attirare la mia attenzione; intuendo di essere visto comincia a emettere dei suoni, come dei lamenti, e si sporge fino ad arrivare ai bordi del masso, i cui spuntoni irti ed appuntiti ne impediscono la discesa. Poggio la canna sullo scoglio abbandonando la pesca e, per vederlo meglio mi alzo in piedi; lui intanto rimane vicino ai limiti della roccia e la sua frenesia nel voler cercare una via per scendere o un sentiero che gli potesse permettere di raggiungermi aumenta sempre piu’, senza tener conto il rischio di precipitare. “Ehi cucciolotto stai fermo” grido, “non ti muovere”, mentre mi avvicino verso di lui per prenderlo, per impedirgli di cadere. E poi non so come mi esce: “pippo, fermo!”. Ormai ero sotto di lui, sto per allungare il braccio per afferrarlo ma lui mi anticipa e si butta fra le mie mani protese verso l’alto mentre io, non so come, riesco ad afferrarlo a volo. Il cucciolotto si calma all’istante; adesso, mentre lo stringo al petto e mi avvio con lui verso lo scoglio, dove stavo fino a poco prima pescando, lecca le mie mani, mentre sento trasformare i suoi versi in “mugoli di piacere e contentezza”. Mentre lo accarezzo, continua a leccarmi con la lingua il braccio che tiene stretto. Lo guardo allora attentamente, ha una bella testolina rotonda con due macchie piu’ scure ai lati del muso, di un bel color giallo castano, due occhioni grandi, vivaci, che non smettono un momento di muoversi e quattro belle zampe pelose e grosse, capaci di sostenere un corpo armonioso, pieno di pelo morbido come un peluche. Adesso sta seduto sullo scoglio, nello stesso punto di prima, accanto a me, e mentre innesco gli ami con della sardina per poter ricominciare l’azione di pesca, me ne cade un pezzetto. Pippo lo prende a volo e in men che non si dica lo mangia, e ne mangia ancora altri in continuazione, restandomi sempre attaccato al fianco. Non avevo mai visto un cagnolino mangiare tanta sarda a quella velocita’, ragion per cui, preoccupandomi, cerco di rallentarlo, anche perche’ non avevo poi così tanta esca per continuare il mio sport, ormai compromesso. A un tratto pippo si alza di scatto e lo vedo allontanare fino raggiungere una pozza d’acqua, mezza salata e mezza dolce, per bere a sazietà, e poi tornare con l’acqua che gli scende dalla bocca a mò di bava, sdraiandosi nuovamente al mio fianco. Acqua dappertutto, e intanto iniziano a cadere anche dall’alto le prime gocce d’acqua che diventano via via sempre più intense, fino a trasformarsi in abbondante pioggia. Indosso di fretta una cerata a cappuccio, mentre lui mi si intrufola sotto e lì vi rimane con la testolina adagiata sopra la mia gamba, per nulla disturbato da quell’intenso scroscio. Inizia così la mia storia con “don pippo”! E intanto passa l’inverno con le mie visite nel luogo di pesca e per recarmi da “pippo”, e le mie quotidiane discese diventano sempre più frequenti, mentre giorno dopo giorno lo vedo crescere a vista d’occhio. Alcune volte succede che non lo trovo subito ma poi, appena lo chiamo, mi appare dal nulla di corsa, saltandomi “affettuosamente” addosso tanto che, grosso e pesante com’e diventato oggi, prima o poi, lo so, mi farà cadere per terra. Non avevo mai avuto un cane per amico.

   Emidio Giardina

Pippo, un cane per amico, una storia realmente vissutaultima modifica: 2018-02-18T20:03:23+01:00da leodar1
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