AUGUSTA. AL VENUS LA PRIMA NAZIONALE DI “IO NON AVEVO MAI DECISO DI VOLARE” DI E CON PIERPAOLO SARACENO E CON MARIAPAOLA TEDESCO E ALESSANDRO LO PICCOLO

Saraceno TedescoAugusta. Appena entrati, gli spettatori si rendono conto che la quarta parete è stata abbattuta, non solo perché la scena è aperta sul piano della platea, non essendoci soluzione di continuità tra i posti a sedere e la scenografia, ma perché l’azione si sta svolgendo, mentre essi prendono posto. C’è un mimo che si muove davanti a tutti e, con una vistosa ramazza, solleva polvere.  Non è un servo di scena che mette a punto gli ultimi ritocchi. Il trucco e il costume e la pantomima non lasciano dubbi. E uno dei tre personaggi della pièce che dovrà essere rappresentata in uno spazio che deve evocare con immediatezza un antro angusto, polveroso e sporco: può essere il capanno dove si accumula il carbone per l’inverno o la stiva di una nave o anche, metaforicamente, il ventre materno dove ci si agita per nascere dopo il travaglio e vedere la luce. Il buio improvviso interrompe l’azione per preparare l’ingresso da tergo di una, apparentemente attempata, numìna venturi, cioè di una che predice il futuro leggendo le carte. Incede lentamente, claudicando, con il busto proteso in avanti, come colpito dalla scoliosi. Biascica alcune parole in non so quale lingua, poi pronuncia distintamente  una formula mista di latino e italiano, con una cadenza dell’entroterra siciliano, e prende posto in una sorta di nicchia, fattucchiera e sibilla che con i suoi vaticinii segna le pause all’azione scenica, dove si muovono e  si agitano, sudano e pregano,  cantano e gridano due pària siciliani che si annusano e si scontrano prima,  per diventare poi sodali e amici fino all’esito tragico mentre la sibilla-fattucchiera, che non interagisce mai con i due,  appare immobile e impassibile, come divinità misteriosa che osserva senza interferire. La tensione finale, accuratamente suggerita dal frenetico balletto sulla scena, tinta di rosso cupo, e dal drammatico  crescendo musicale, si scioglie con il grido  “Io non avevo mai deciso di volare”, che dà il titolo alla pièce,  le braccia alzate  al cielo a mo’ di sfida verso il fato avverso. E l’applauso scoppia fragoroso, quasi catartico, dopo sessanta minuti di ansia trattenuta, di sofferenza rappresentata con autentico  sforzo fisico e empaticamente trasmessa da Pierpaolo Saraceno, autore del lavoro,  interprete maschile con Alessandro Lo Piccolo (presente per tutta la durata dell’azione), mentre Mariapaola Tedesco, pur indossando  i panni della fattucchiera, incanta esprimendo una malìa di altri tempi, come fortemente suggestive di tempi andati sono le musiche originali di Concetto Fruciano. E suggestive dell’azione scenica le luci di Matteo Flidoro. Ieri sera la prima nazionale al Venus, stasera e domani si replica.

Giorgio Càsole

AUGUSTA. AL VENUS LA PRIMA NAZIONALE DI “IO NON AVEVO MAI DECISO DI VOLARE” DI E CON PIERPAOLO SARACENO E CON MARIAPAOLA TEDESCO E ALESSANDRO LO PICCOLOultima modifica: 2017-12-29T19:46:58+01:00da leodar1
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