13 MAGGIO 1943: NON LIBELLULE, MA ALATI MOSTRI D’ACCIAIO

13 MAGGIOAUGUSTA – Oggi, 13 Maggio 2016, Augusta conta 73 anni di memoria di quel clima freddo, quasi innaturale, di una “tragica giornata” di tempo di guerra per la città. Nulla di eccezionale era accaduto nei primi tre anni del conflitto (40-43) in Augusta, sebbene piazzaforte militare di prima linea. In effetti, non si avvertiva tanto il fremito di guerra, se non il quotidiano tirare avanti, stringere la cinghia e pensare a quei 200 grammi di pane che cambiava colore di giorno in giorno, ovvero a quei 300 grammi di carne di basso macello che il Regime si compiaceva di concedere una volta al mese. E ciò, in una Sicilia ricca di grano e di mandrie di bovini sbrancati all’interno dell’Isola. Eppure quelle ventiduemila anime che per un verso o l’altro, soggiornavano nel territorio augustano, pazienti e rassegnate, sopportavano le diuturne angosce, nel correre, affannarsi verso quei ricoveri antiaerei ritenuti luoghi di salvezza…..se tali possono dirsi! Ma per la piccola e dignitosa Augusta, il “redde rationem” era, già, scritto. Infatti, tutto, e tutto in una sola volta, avvenne in quella infausta giornata del 13 MAGGIO 1943. Era un Giovedì uggioso, con nuvole sparse, capricciose. Il sole, a tratti, vi faceva capolino, iridando la città di luce diffusa. A dirsi, una giornata come le tante altre trascorse che, quasi, nulla faceva prevedere che allo scoccare del mezzogiorno, un inferno di fuoco si doveva abbattere su uomini e cose. A questo punto, per onor del vero, vale riportare l’episodio del pomeriggio del 12 Maggio. Alle ore 15:45, improvvisamente, una pioggia di volantini inondò la città. Un gesto umano del nemico? Forse, anche se, in tempo di guerra i sentimenti sono repressi e distaccati. Tuttavia bisogna riconoscere che quei “foglietti” di invito alla popolazione a lasciare la città, valse ad evitare il giorno successivo un massacro di vaste proporzioni. Molti accolsero l’avvertimento e lo stesso pomeriggio lasciarono il paese, diradandosi nelle campagne, ovvero raggiungendo, a piedi, i paesini viciniori. Restarono solo, quelli che non credevano, e chi non poteva, non sapendo dove andare. Intanto il giorno del dolore scandiva le ore, i minuti dell’inesorabile evento. Alle ore 12:30 l’ululare assordante delle sirene tutte insieme, guarda caso, a confondersi col tradizionale rintocco dell’orologio della Chiesa Madre.  Appena, pochi minuti, le 12:46 il cielo sembrava coperto da un rumore cupo, immenso, pauroso. Un rombo di motori che chi ha sopravvissuto a quell’inferno, non dimenticherà mai, e sussulterà, ogni qualvolta lo risentisse. Trenta bombardieri USA, famosi o famigerati, Liberators, come uccelli rapaci, s’avventarono sulla preda, la città, scaricando il mortale carico. Furono diciassette minuti di inaudita violenza, di ferro e di fuoco, consumando in sì breve tempo, il più sanguinoso olocausto cittadino. Mentre ancora il dolore e l’angoscia per i numerosi morti si diffondeva per la città, una seconda ondata di altri trenta aerei dalla carlinga stellata, completarono la distruzione di quasi il 70% dell’abitato, trascinando sotto le macerie altri inermi cittadini. Seguì, poi, un silenzio irreale, rotto solo dal sibilo delle sirene dei mezzi dei soccorritori, e dal fragore di facciate di case sventrate, rimaste in bilico, che rovesciavano al suolo. Malgrado l’aria impregnata di polvere, dall’aspro ed irritante odore di cordite e metallo fuso, si scavava, anche a mani nude, marinai, militi, vigili del fuoco, volontari, allineando i corpi estratti dalle macerie, straziati dalle esplosioni, lungo i margini della strada. Una gara di solidarietà durata sino al tramonto, quando il buio, come l’immensa ombra scura della morte, s’impossessò di una città, ridotta a montagne di macerie, laddove, sicuramente, giacevano altre vittime, che, mai recuperate, un destino amaro, negherà loro persino, il diritto ad un nome e ad una tomba.  Così si chiudeva il giorno più lungo per Augusta, ma anche quello più breve, perché in soli 45 minuti, divorò la vita di 70 cittadini, ed annientò quasi l’intero tessuto urbano. Quel triste 13 Maggio ’43, per Augusta, fu l’ultimo bagliore di una guerra infausta, ed infame. Ebbene, quest’anno, il 73° anniversario trova il favore dell’Amministrazione Comunale, anche nel rispetto della Delibera n° 32 del 15/02/2011 che sancisce il 13 MAGGIO ’43, “GIORNATA DELLA MEMORIA”. Sarà officiata presso la Chiesa di San Domenico alle ore 18:30, una solenne messa in suffragio delle vittime, dal Rev. Don Palmiro Prisutto, Arciprete della Chiesa Madre, alla presenza di autorità militari e civili e la partecipazione dei cittadini. A seguire, la deposizione di una corona d’alloro, a margine di un ceppo marmoreo collocato a lato della Chiesa di San Domenico. Queste testimonianze commemorative, devono rappresentare un segno di orgoglio e gratitudine della nostra COMUNITA’, verso quei cittadini che, pur non impugnando le armi, sono caduti incolpevolmente. E ricordiamo, infine, che questo segmento di MEMORIA e di Storia Patria, che il simbolo di questa giornata, non appartiene al singolo, né ad alcun sodalizio, neanche a coloro che l’hanno vissuta e sofferta. Essa appartiene, solo e solamente, alla città e a chi la rappresenta, che la deve custodire come in un sacrario, mantenerla viva nel tempo, perché è giusto che la MEMORIA delle vittime del 13 Maggio, rimanga collocata, per sempre, nella storia cittadina.

   Francesco Migneco

13 MAGGIO 1943: NON LIBELLULE, MA ALATI MOSTRI D’ACCIAIOultima modifica: 2016-05-13T05:36:04+02:00da leodar1
Reposta per primo quest’articolo

Lascia un commento