IL TRIANGOLO AUGUSTA-PRIOLO-MELILLI E LA NUOVA NORMATIVA SUI DANNI ALL’AMBIENTE – di Cecilia Càsole

porto-augustaBonelli ha citato un magistrato, il romano Gianfranco Amendola, noto per le sue azioni giudiziari contro i reati ambientali  oltre trent ‘anni fa, quando la legislazione in materia era carente  e spesso alcuni, pochi, giovani magistrati, definiti spregiativamente “pretori d’assalto”, intervenivano a difesa dell’ambiente interpretando, in modo definito creativo, le leggi esistenti per reprimere i reati ambientali non ancora definiti come oggi, o come in un simbolico assalto alla munita roccaforte, presidiata da fior di prìncipi del foro (da qui l’epiteto di “pretori d’assalto). L’epoca di Condorelli – Prima che, nel 1990, il triangolo industriale Augusta-Priolo-Melilli fosse definito dal Ministero per l’Ambiente area ad alto rischio di crisi ambientale, l’area nella quale viviamo  ha avuto il suo difensore  giudiziario,  il pretore di Augusta Antonino Condorelli, catanese di  origini, che, nel breve volgere di un quinquennio fece conoscere l’area a tutta la nazione e oltre, portando all’attenzione dei mass-media il problema dei bambini nati malformati nell’ospedale civico “Muscatello” di Augusta. Condorelli, con il supporto di esperti,  e fra questi il pediatra (oggi scomparso) Giacinto Franco, tentò di stabilire  un nesso causale fra queste nascite e l’inquinamento ambientale  prodotto dai versamenti in mare, a terra e nell’aria degli scarichi di quelle industrie che insistono nel polo petrolchimico considerato il maggiore d’Europa. “Baby-mostri al petrolio” furono i titoli  a effetto usati da talune testate giornalistiche per evocare nei lettori immagini impressionanti, titoli certamente a effetto, ma decisamente fuorvianti, che, probabilmente, avevano lo scopo di distrarre l’opinione pubblica dal fenomeni più reale e più drammatico . quello dell’alta incidenza di malattie  e di morti per i tumori.

Agl’inizi degli anni Ottanta del secolo scorso il medi condotto Gaetano Gulino accertò “per difetto, che qui, per cancro (soprattutto all’apparato respiratorio, intestinale e del fegato), muore una media di 28 persone su cento, mentre quella nazionale è del 18.” Poiché  Antonino Condorelli  era titolare della pretura in Augusta con giurisdizione anche su Priolo e Melilli, e poiché in Augusta era, ed è, la sede del Muscatello, l’ospedale dove nascevano i bambini malformati, dai giornali fu stabilita una sorta di equazione “Augusta come Seveso”, laddove per Augusta, ovviamente, si intendeva l’area del triangolo industriale citato.  Augusta come Seveso? Il riferimento alla cittadina lombarda di Seveso scaturì dal disastro accaduto nell’estate del 1976, sabato 10 luglio, quando, a causa di una reazione incontrollata nell’ICMESA di Meda, si sviluppò  una nube velenosa di diossina, sostanza chimica altamente tossica, che colpì persone e terreni soprattutto a Seveso, confinante con Meda, con conseguenze devastanti, anche sui nascituri tanto che si parlò di mutazioni genetiche. A partire dal 18 maggio 1981, con cadenza settimanale per sette puntate, la sede  siciliana della RAI mandò in onda il programma radiofonico Augusta come Seveso?, ideato e curato dal giornalista Giorgio Càsole, autore del citato libro  su Condorelli, primo, ovviamente,  a essere intervistato. L’accostamento  alla cittadina lombarda non era una scelta giornalistica di tipo sensazionalistico, ma la constatazione di una presa di coscienza collettiva,  tanto che una mano anonima aveva scritto a caratteri cubitali l’eguaglianza AUGUSTA = SEVESO  su una parete di un caseggiato prospiciente il mercato del pesce nel momento di maggiore desolazione del mercato, quando, cioè, in séguito alle  cicliche morie di pesci nel mare di Augusta – morie attribuibili all’inquinamento da parte delle industrie del polo petrolchimico – la popolazione di Augusta non comprava più i prodotti ittici. Qualche tempo prima di Condorelli, titolare della pretura di Augusta era stato un augustano che, pur vivendo in loco e correndo i rischi derivanti dall’inquinamento “aveva brillato per la sua indifferenza” (6) verso le problematiche ambientali, forse a causa delle poche e farraginose leggi esistenti. Nelle stesse condizioni, però, il giovane catanese Condorelli provò a  combattere gli ecoreati quando ancora la parola non era attestata nel lessico, tentando di far rispettare la legge Merli sull’inquinamento delle acque. Legge non sufficiente, naturalmente, perché le industrie petrolchimiche inquinano soprattutto l’aria. Condorelli faceva ricorso a quel tipo di interpretazione creativa cui si faceva cenno sopra e riuscì a processare i  colossi industriali che avevano e hanno le  loro sedi legali al Nord e da Milano scesero i loro legali stupefatti che un piccolo pretore del Sud fosse arrivato a tanto. Interpretazione “creativa” – L’azione giudiziaria di Condorelli servì in qualche modo a  far sì che le industrie avessero maggiore rispetto verso le tematiche ambientali, anche perché  la presenza del giovane pretore fu avvertita come quella di uno “sceriffo” da Far West, non  come immobile garante della legge. “Condorelli era capace di lasciare a metà uno scopone con gli amici se si rendeva conto di qualcosa di anomalo nell’aria e, accompagnato dal suo fido carabiniere, come un moderno sceriffo, andava a chiedere conto, in nome della  legge, direttamente presso gli stabilimenti presunti colpevoli. E, in effetti, per qualche tempo, le cose sembrarono andare per il meglio e alcune  grandi industrie si adeguarono,  obtorto collo, ai dettami delle normative”. Oggi le normative sono cambiate in meglio. Dal 19 maggio 2015 una nuova normativa, organica e finalizzata a reprimere gli ecoreati, è stata introdotta nella legislazione penale italiana.  Dal 1998 la figura del pretore, giudice monocratico, in Italia è stata abolita. Condorelli nel 1984 aveva cessato il suo mandato, trasferendosi a Verona.  Sono state abolite le sedi distaccate dei tribunali. Ad Augusta non esiste nemmeno più la figura del giudice di pace. L’esercizio dell’attività giurisdizionale in loco è stato negato. Per qualsiasi tipo di richiesta, anche di giustizia, diciamo così, spicciola, bisogna rivolgersi al tribunale di Siracusa.  Condorelli era in grado di agire in autonomia e capace di imbastire processi pur nelle limitate condizioni normative dell’epoca. Oggi, a condizioni mutare, ci sarà un giudice a Siracusa in grado di far cassare l’equazione Augusta = Seveso?  o, meglio ancora, il Triangolo industriale Augusta-Priolo-Melilli ovvero Seveso del Sud? L’interrogativo, per ora, resta in piedi.

Cecilia Càsole

IL TRIANGOLO AUGUSTA-PRIOLO-MELILLI E LA NUOVA NORMATIVA SUI DANNI ALL’AMBIENTE – di Cecilia Càsoleultima modifica: 2015-09-29T14:27:11+02:00da leodar1
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