USANZE E TRADIZIONI DI AUGUSTA ANTICA

IL COPRILETTO – ULTIMA PARTE

imagesAUGUSTA – Prima di passare alle conclusione della narrazione, vogliamo rigustare, quanto sentito dalla viva voce degli anziani, raccolta nel tempo, e che essi stessi avevano assistito a vicende del genere. Che cos’era la “sposa caduta dall’asino?” Unanime il coro che tale usanza fosse lungamente praticata in Augusta all’epoca. Era consuetudine che durante il matrimonio la sposa ricca si presentava sino al sagrato della chiesa, spesso a dorso di un cavallo maestosamente bordato, guidato da uno stalliere, altrettanto sfarzoso. Questo avveniva per la sposa di rango, accudita, riverita e, soprattutto, ben assicurata sul dorso dell’animale. Ben diverso per la popolana, che arrivava in chiesa a dorso di un asino, guidato da un comune contadino, il tutto in estrema semplicità, nel sincero e semplice sollazzo degli invitati, anche se non potevano sfoggiare il lusso dei notabili. Accade che, una volta, durante il tragitto, la sposa popolana, o perché il sellame non era stato fissato bene, o perché la sposa perdeva l’equilibrio, cadeva dall’asino. Non si perse tempo ad annotare l’avvenimento, sicchè esso andò diretto a far parte della “tradizione”, ove si trasferì l’espressione “la sposa cascata do sceccu”. Riferito alle malcapitate fanciulle, che incappavano, da nubili, a perdere la loro verginità, cosa a cui, all’epoca, era una questione di incredibile importanza. Ritorniamo, quindi, alla sposa mancata. La giovine, non trovata “giusta”, e ripudiata dal marito di una notte, restava chiusa in casa dei genitori, anche per mesi. Quando la gogna mediatica si placava, la famiglia decideva di trasferirla, se li avevano, presso parenti, lontano, fuori paese. In caso contrario, per la sfortunata fanciulla si aprivano le porte del convento, ove concludeva la sua infelice esistenza e, laddove avrebbe conosciuto come è difficile vivere, e quanto meno duro morire. Così nasceva, si concludeva e si dissolveva un matrimonio, allo scorrere solo di una notte, decisamente turbolenta e carica di sgomento, e nel segno dissacrante di una unione senza ritorno. Una notte in cui, improvvisamente, si spegneva la brace del desiderio, e riemergeva la menzogna stampata su un lenzuolo non macchiato dal sangue della giovane nubenda. Quell’atto d’amore, ius primae noctis, avrebbe dovuto suggellare una vita insieme, ma l’usanza di allora, rifletteva questo modo di vivere e di pensare, oggi definito di una società tribale, barbara e ancestrale. Una comunità eccessivamente puritana, attaccata a una regola non scritta, esagerata e drasticamente praticata, in virtù di un onore invalicabile. Non si ammetteva che una fanciulla potesse infrangere la sacralità di quella “regola”, che le imponeva il rispetto incondizionato, di conservare il proprio onore, la propria purezza, da consumare solo nel “talamus nutialis”, cioè in quel letto che prima dell’uso degli sposi faceva bella mostra il “copriletto”, cioè il muto testimone di quella prima notte. Oggi, di tutto questo non è rimasto niente, anzi sfrondata da quel “assatanato rituale”, qualcosa, in alcuni ranghi sociali, viene praticata. Abbiamo cercato, e trovato che, anche se in questa società impaziente, frettolosa, impregnata di materialismo cronico, prima di falsi valori, guarda caso, c’è chi ancora conserva la parte migliore della tradizione. Fanciulle, popolane o del ceto medio, rinunciando al capzioso fascino sabato sera, oggi, anche all’ inutile quanto pericoloso “sit up” del pub notturno, e respingendo le futili occasioni, attendono al ricamo del “copriletto”, seguendo l’antica regola del ricamo a mano, riuscendo a trarre motivo di fierezza e soddisfazione del lavoro uscito dalle proprie mani che poi, compiaciute, esporranno dal proprio balcone al passaggio della processione del “Corpus Domini”, alla vista e ammirazione della gente, più vivido dalle sciabolate di luce del sole che lo inondava. Una tradizione sociale, ineffabile, con dominio arbitrario che, oggi, sembra quasi una crudele manipolazione di anime. Ma, così non era, perché in essa si credeva bene o male, e veniva rispettata, anzi, adottata.

  Francesco Migneco

USANZE E TRADIZIONI DI AUGUSTA ANTICAultima modifica: 2015-07-21T07:17:58+02:00da leodar1
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