AUGUSTA, CONSIGLIO COMUNALE: PERCHE’ NON SI PUO’ DIRE NO ALL’HOTSPOT – di Cecilia Casole

CONSIGLIO COMUNALE MONOTEMATICO NELLA NOTA CONSEGNATA DAI CONSIGLIERI COMUNALI DI MINORANZA: ISTITUZIONE CENTRO DI PRIMO SOCCORSO ACCOGLIENZA PER L’IMMIGRAZIONE PRESSO IL PORTO DI AUGUSTA – STATO DI ATTUAZIONE E PROSPETTIVE. GLI INTERVENTI DEL SINDACO, DELLA RAPPRESENTANTE DELLA PREFETTURA, DEL PRESIDENTE ANNUNZIATA

arsenale Augusta dall'altoAugusta. Si è celebrato nell’aula di Palazzo San Biagio un ennesimo consiglio comunale monotematico. E’ stato affrontato il tema del centro di prima accoglienza per migranti, il cosiddetto hotspot, con una serie di interventi di rappresentanti istituzionali di alto livello: dal sindaco al presidente della nuova Autorità portuale del Mar della Sicilia orientale.  Il sindaco Di Pietro ha affermato: “Diciamo che questa richiesta di consiglio comunale monotematica avveniva poco prima del consiglio fissato per la discussione della relazione annuale del sindaco che si è tenuto l’otto agosto scorso. Già in quella seduta consiliare io stessa manifestai l’intenzione di trattare questo all’interno dell’aula. Del fenomeno dell’immigrazione ad Augusta ho parlato anche nella mia prima relazione annuale, quella relativa al mandato del 2015 ancora più approfondito nel 2016 anche perché ho riportato nella relazione gli sviluppi che nel frattempo ci sono stati sulla problematica. Ricordo perfettamente la mozione citata nella richiesta del monotematico che riguarda un consiglio comunale dove fu ampiamente dibattuta una posizione da me  sostenuta in tutte le sedi ancor prima di questa mozione: il problema di Augusta quale punto di sbarco in primo luogo, in secondo luogo  la necessità che sbarchi avvenissero in un luogo che innanzitutto tenesse conto della sicurezza visto che, come ho ribadito più volte ci troviamo in un’area sensibile ( polo petrolchimico, base Nato, depositi Maxcom) e il porto commerciale che per altro dovrebbe essere vocato per altre attività si trova esattamente nel mezzo. E poi c’è anche la questione dell’aspetto economico perché nel momento in cui era in gioco la riforma e la questione della sede dell’autorità di sistema portuale dare una vocazione che potesse essere diversa da quella commerciale, ma che poi finisse per essere semplicemente orientata verso la prima accoglienza e soccorso del migranti, sicuramente in un momento di start up di questo nostro nuovo sistema potesse essere mortificante. Quindi ricordo esattamente che collaborai nei lavori della commissione insieme ai consiglieri per elaborare la mozione che è stata citata dal consigliere presentante. Riporto il punto relativo alla sede, fra cui c’era anche la nomina di un componente da parte del sindaco che oramai è un fatto e stasera è anche presente in aula, relativo alla: dislocazione hotspot per l’immigrazione presso altri porti non core. In quella sede fu anche presentata una mozione, se non vado errato, del consigliere Pasqua,  portavoce di una proposta che era stata presentata dall’on. Vinciullo di dislocare l’Hotspot fuori dal porto.

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“IL PORTO? CE LO SIAMO FATTI FOTTERE! NOI AUGUSTANI SIAMO UNA MASSA DI INCAPACI”

L’atto di accusa di Walter Capuano, già capo piloti del porto, che, fra l’altro, dice: “Ad Augusta ci siamo stancati di farci prendere per il sedere e non ci è concesso e non lo concediamo il fatto che le banchine del porto commerciale sono oggi diventate come bombardate  grazie all’ignavia di chi ci governa”.

Mobilitazione pro portoAUGUSTA – Walter Capuano, campano di origine, già pilota  e poi capo piloti del porto di Augusta ci dice la sua senza peli sulla lingua sulla vicenda della sede a Catania della nuova Autorità di Sistema Portuale (AdSP), ma prima elenca quali sono le priorità  che incombono con urgenza sul porto augustano: I) dragare nel porto  di Augusta a 18 m. dalle banchine del porto commerciale verso sud fino a raggiungere il fondale cercato, II) ripristinare la diga dove è crollata in vari punti. Lavoro con priorità’ ma da utilizzare i fanghi dragati e con elementi a tre denti,III) eliminare tutti gli scafi sequestrati che occupano le banchine limitandone il loro  utilizzo, IV) ripristinare gli ormeggi del porto commerciale, danneggiati. Capuano, da persona esperta e competente qual è, afferma recisamente: “Non penso che ci sia bisogno di magia, perché se vengono pagate le tasse, le opere pubbliche quando necessita vanno ripristinate; se poi queste opere pubbliche sono di protezione alla ” vita del porto ” penso che a esse vada la  priorita’ come quando su una strada cade una frana o un viadotto.O si aspetta che ci siano lutti per intervenire teatralmente? Oggi su una rivista dello shipping, si definisce : Genova porto dell’Europa, i soliti campanilismi. Vorrei ricordare a tutti che la zona portuale di Augusta è la forza di tutti i porti nazionali ed ignorare questo fatto, significa essere ignoranti  sia nello shipping che nella logistica. Ma forse si vuole questo perché si deve agire così.Purtroppo per la zona portuale di Augusta se non si reagisce si estinguerà’ come sta’ succedendo alla città’ , col beneplacito di tutti; comunque si ha l’impressione che chi ha il potere della logistica e dello shipping è ignorante in materia e non si prendono decisioni coerenti, si da importanza ad altri approdi che non hanno alcuna potenzialità’ dimenticando anche perché lo disconoscono che la Sicilia riuscì ad avere uno sviluppo economico grazie ai traffici che presero forza dallo sviluppo dell’area portuale di Augusta. Perché a una struttura di mercato non si è nominato  il dirigente per  farla operare? A chi serve non ripristinare la diga quando questa nelle attuali condizioni, limita l’operatività degli accosti dei pontili delle raffinerie (incluso il pontile Nato) e delle navi all’ancora in via di rifornimento di bunker? A chi giova mantenere gli accosti commerciali occupati da relitti o da navi sequestrate? E voglio anche ricordare a tutti che nei primi progetti del porto commerciale erano previsti due bacini di carenaggio in muratura. Che fine ha fatto questa idea? Quando io viaggio in autostrada e mi fermo alle stazioni di servizio si trova tutto; perché quando una nave fa scalo ad Augusta non deve avere la stessa assistenza? E parlo anche di qualunque tipo di bunker. Forse la risposta è semplice: noi augustani siamo una massa di incapaci. Ci sarebbero tante domande da farsi, ma qualcuno mi può dire perché ad Augusta si sono avuti commissariamenti  per oltre tre anni Attenzione questo modo di agire e di non agire prima o poi porterà’ a cose non buone, noi ad Augusta vogliamo lavorare, lavorare molto e bene, e solo lavorando al meglio si potrà dare un impulso positivo all’economia di tutta la zona. Solo così si può assicurare un domani ai nostri figli: Se ciò non accadrà i giovani più fortunati emigreranno , i meno alimenteranno organizzazioni non sane. Mi rendo conto che chi ha il potere cerca di far crescere  di più le  zone che gli interessano, col sistema “mors tua vita mea” ma io mi sento in dovere di ribadire che lo sviluppo dell’area portuale di Augusta sarà una forza di trascinamento economica per tutti in Sicilia. Finalmente si è avuta la nomina del presidente dell’ASP. Spero che tutti del porto siano una forza  per questa persona che pur essendo di grande validità ha bisogno di poter e dover valutare tante cose che solo con l’aiuto di tutti lo potrà fare con esito positivo. E’ importante che ci sia forza positiva a proporsi in modo che oltre a superare le difficoltà che ci sono essere capaci effettivamente di rilanciare tutto. Certamente il nuovo presidente dell’ASP si troverà’ a “confrontarsi” con una realtà’ politica forte che appoggerà il porto di Catania con tutti i suoi limiti. Ricordo l’espressione di mio fratello Enrico (capo pilota prima di me): che al porto di  Catania  riescono a vendere ormeggi che non hanno. Se si sarà capaci di superare questi limiti, quasi istituzionali, ci sarà’ reale sviluppo, altrimenti niente. Senza ignorare però che superare questi limiti, è indispensabile per un reale sviluppo economico e logistico che porterà’ di nuovo a considerare  la realtà’ del porto di Augusta, porto del Mediterraneo. Certamente l’uomo dovrà essere lungimirante e non farsi condizionare da nessun opposizione ambientalista che ben guidata riesce a bloccare qualsiasi progetto produttivo (vedi darsena porto Xifonio, e altre eventuali idee) ma sta con gli occhi chiusi quando devono proporre di liberare i ponti di campagna da tutto il luridume che c’è che oltre a essere fonte d’inquinamento, di ogni tipo come molte saline abbandonate umilia il naturale ricambio delle acque della rada interna del porto. A completare il quadro demolitori  per la zona portuale di Augusta c’è la restituzione della somma  che l ‘UE ci aveva assegnato. Continua a leggere

L’ IMPORTANZA DEL PORTO DI AUGUSTA. LA RADA, ELEMENTO ESSENZIALE E DETERMINANTE NELLA STORIA DI AUGUSTA E DEL MEDITERRANEO

l (148)AUGUSTA – La Sicilia non sarebbe stata oggetto di conquista per i Romani, Arabi, Francesi e Spagnoli se non si fosse trovata in una posizione ideale per dominare il Mediterraneo. E, proprio per questo, Augusta non sarebbe stato altro che una comunissima località rivierasca, se la natura non l’avesse dotata di una rada tale da suscitare, fin dai tempi antichi, tra i popoli del Mediterraneo, il desiderio di occuparla. La rada, come elemento essenziale e determinante nella storia di Augusta, per una serie di motivazioni condivise nel tempo da tutte le marinerie transitatevi o rimastevi a lungo. Fonti storiche, in verità poche, nessun documento che avvali  la fondazione da parte dei romani della città che vogliono dare ad Ottaviano Augusto il merito di aver fondato nel 42 a.c.  la città di Augusta, che da egli stesso avrebbe preso il nome. Infatti, le continue e secolari scorribande dei barbari, che con la loro enorme furia distruttrice che riuscivano a mettere in atto, avrebbe cancellato ogni segno o traccia di una eventuale antica città. Si suppone, anche se appare evidente, che nell’era prefedericiana, “lo scoglio” come comunemente è chiamato oggi dai “vecchi” augustani, Augusta fosse quasi disabitato ed incolto, con molta probabilità vi vivevano, in piccole e misere abitazioni, soltanto alcune famiglie di poveri pescatori. Si deve arrivare all’inizio del Tredicesimo secolo per riscontrare sulla penisola, dove molto probabilmente, esisteva già il convento di San Domenico, i primi segni di vita collettiva, accresciutasi sempre più in conseguenza della costruzione del castello  ed alla nascita della città, fortemente voluti dall’Imperatore Federico II di Svezia: germanico di stirpe, italiano di nascita, “sicilianissimo” di crescita e di formazione.   Federico II di Svevia, durante una delle “sue” battute di caccia, in occasione dei frequenti soggiorni nella vicina Catania – sempre con il proposito di portare il centro del suo Impero nel cuore del Mediterraneo, aveva fatto costruire un castello che dal 1255 è conosciuto come Castello Ursino – con sagacia, lungimiranza e con l’innato intuito da grande stratega, valorizzo il sito erigendovi ove vi era una torre di avvistamento – di quante torri di avvistamento, o semplici roche difensive vi erano su quest’isola all’inizio del duecento, non se ne conoscono la quantità –  ma in particolare su quella scelta dall’Imperatore si sa che esisteva sul luogo già in quel tempo, quella edificata nel 1072 dai Normanni, intorno alla quale, come riportato da vari libri di storia locale, Federico II vi fece costruire intorno al 1235 un castello, fondandovi la città che avrebbe preso il suo appellativo di “Augustus”, sistemando a ponente del castello, sulla sottostante riva del porto, un caricatore per l’approvvigionamento e il commercio di derrate via mare. Trascorsi tre secoli, con la Sicilia divenuta vicereame spagnolo e la minaccia turca sulla costa orientale, sarà proprio la rada ad impensierire il vicerè Ferdinando Gonzaga. Infatti, seguirono tumultuosamente la dominazione degli Aragonesi e un periodo di anarchia baronale, ma il porto di Augusta riuscì a sopravvivere, anche perché a chiunque venisse dal mare, talora con intenzioni ostili, un punto d’appoggio come quello poteva sempre far comodo. A seguito delle incursioni turche nel Cinquecento, i dominatori spagnoli dovettero fortificare il porto di Augusta, avamposto difensivo della cittadina. Nel 1567 il viceré Garcia di Toledo fece erigere su una secca rocciosa due forti, cui diede il proprio nome e quello della consorte Vittoria; nel 1571 lo imitò il viceré Ferdinando d’Avalos, il cui nome andò al forte sulla secca meridionale. I resti di queste costruzioni caratterizzano oggi il porto di Augusta, fulcro commerciale e mercantile della città. Nel Seicento il ruolo di città militare che connotava ormai Augusta a quattrocento anni dalla nascita era rappresentato efficacemente dai vessilli sui forti a mare e sul castello, trasformato in cittadella con la creazione dei quattro bastioni tra il 1608 e il 1645.  Ma il vero protagonista era il porto, affollato di vascelli e barche di tutti i tipi, indubbia testimonianza di uno specchio acqueo pieno di vita, ove le attività di commercio si mischiavano e convivevano con quelle a carattere militare.

    Salvatore Legnosecco

CON UN ATTIVO Di 180 MILIONI DI EURO IL PORTO DI AUGUSTA E’ LA GALLINA DALLE UOVA D’ORO, CHE FA GOLA AI CATANESI

Non ci sono siciliani capaci? Il ministro nomini un olandese o un tedesco! di Giorgio Càsole

porto-commerciale-augustaAUGUSTA –  Ammonta a circa 180, diconsi centoottanta, milioni di euro, (che equivarrebbero a circa 360 miliardi di lire)  l’attivo di bilancio dell’Autorità portuale di Augusta, attualmente commissariata, che dovrebbe scomparire per diventare Autorità di sistema portuale (AdSP),  in unione con Catania,  la cui autorità portuale, al contrario, è in passivo. Com’è noto, per la nuova   AdSP , il ministro dei trasporti, Delrio (PD), ha designato  il salernitano Andrea Annunziata (nella foto), già deputato della Margherita e già sottosegretario ai trasporti nel governo Prodi bis e, per otto anni, presidente dell’Autorità portuale di Salerno. “Possibile che in tutta la Sicilia non si trovi una persona con i requisiti?” si e ci domanda maliziosamente un operatore  portuale di Augusta, che, però, non vuole sia fatto il suo nome, e che continua: “Il porto di Catania non è nemmeno adatto alle navi da crociera, non avendo la profondità per le attuali navi  che, invece, Augusta può ospitare e   non dovrebbe nemmeno essere sede di Direzione marittima e, invece, ha un ammiraglio che comanda  la capitaneria di porto. Perché la Marina Militare ha potuto trasferire la sede di Marisicilia da Messina ad Augusta e ora i catanesi  ci stanno scippando la sede del comando dell’Autorità portuale?” Domanda retoricamente il nostro interlocutore che dà subito la risposta: “Perché l’Autorità portuale di Augusta è una gallina dalle uova d’oro, con un attivo di bilancio che si avvicina ai 180 milioni di euro e che aumenta sempre di più, mentre l’Autorità portuale di Catania naviga in cattive acque e, quindi, i catanesi hanno tutto l’interesse a far sì che la sede del comando sia a Catania e non ad Augusta”.  Riepiloghiamo. Sia il sindaco etneo, Enzo Bianco (PD), sia il presidente della Regione, Rosario Crocetta (PD-Megafono), hanno  sostenuto a gran voce che Catania, città metropolitana non può essere priva dell’Autorità portuale, Perché? Dov’è scritto?  Anzi, la legge precisa che la sede della nuova Autorità di Sistema Portuale dev’essere nella città con il porto definito “core” dall’Unione Europea. Augusta è sede del comando di Marisicilia e ha un porto invidiabile e sempre invidiato, che dà allo Stato italiano fior di milioni di euro in diritti erariali, e che potrebbe diventare veramente il porto di tuta la Sicilia orientale, come Catania, con il suo aeroporto è lao scalo più importante della Sicilia. Catania ha già i suoi trofei: oltre l’aeroporto, l’Università , gli ospedali più prestigiosi. Vuole fagocitare tutto? L’area metropolitana, però, non arriva fin qui. Bisognerebbe applicare  la lezione del 28 dicembre 1960 per far capire a Delrio, a Crocetta e a Bianco che non si possono più far valere  basse ragioni di bottega  campanilistica o partitica. Al ministro Delrio si potrebbe dire, se non ci sono siciliani in grado di fare i presidenti della nuova Autorità portuale di sistema, perché non dà l’incarico a un olandese di Rotterdam o a un tedesco di Amburgo? Il suo collega Franceschini non ha incaricato  alcuni non italiani a dirigere i musei italiani? Il porto di  Augusta rende più soldi di un qualsiasi, pur prestigioso, museo.

PORTO DI AUGUSTA, LA LEZIONE DIMENTICATA del 28 DICEMBRE 1960 – di Giorgio Càsole

703833131Augusta. Quella mattina dovevo recarmi a scuola. Frequentavo la scuola media intitolata allo scienziato augustano Orso Mario Corbino. Non ci andai. Nessuno ci andò. Uscìì in  strada, nell’ Augusta di allora. Augusta era sostanzialmente l’isola. La cosiddetta borgata stava nascendo. C’era il villaggio Rasiom, voluto da Moratti, sull’esempio di Olivetti, per far star bene gli operai della raffineria, quella raffineria che aveva portato l’agognato benessere. Il polo petrolchimico più imponente era di là da venire. Non c’era alcuna coscienza ecologica. La parola stessa “ecologia” non si conosceva. Di sicuro, però, c’era il porto, quel grandissimo porto, con una base della Marina Militare, che aveva attirato Moratti. Un porto che dava e dà allo Stato fior di miliardi di lire, di milioni di euro oggi, in diritti erariali. Un porto che dava e dà ancora, seppure oggi in crisi, lavoro alla gente di Augusta e non solo, Un porto che faceva, come fa ancora, gola. Nel 1960 faceva gola a Siracusa, con politici nazionali di rilievo, soprattutto all’interno della Democrazia Cristiana. Al Comune di Siracusa, secondo un decreto ministeriale, sarebbe andata la giurisdizione, almeno parziale, sul porto di Augusta, per il tramite di Priolo, allora  Frazione del Comune aretuseo. Il decreto, che era stato firmato, rompeva l’unità amministrativa del porto: ne sarebbero derivate conseguenze perniciose per la funzionalità del porto stesso, danni per le  imprese e, di riflesso, per la comunità cittadina. La notizia fu appresa, in via riservata,  dal consigliere comunale Inzolia, militante nel Movimento sociale, all’opposizione.

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AUGUSTA, PROTESTA PER LA DIFESA DEL PORTO. VENERDÌ 10 FEBBRAIO, UN MOMENTO DI UNITÀ, MA SOLO IL PRIMO PASSO DELLA PROTESTA

porto-commerciale-augustaAugusta. Fratelli d’Italia di Augusta ha partecipato, venerdì 10, alla manifestazione indetta per la difesa del porto, perché la sede dell’Autorità di sistema portuale sia individuata – come la logica e la legge impongono – nella nostra città, perché gli interessi di una comunità che è stata privata di quasi tutte le occasioni di sviluppo e di crescita (per non parlare del diritto alla salute) non debbano essere subordinati a giochi di bassa bottega. Ma Fratelli d’Italia dichiara fin d’ora di considerare questa manifestazione non soltanto un’ occasione per dimostrare l’unità degli augustani ma, soprattutto, il primissimo passo di un percorso che, laddove la legge e gli interessi di Augusta e del suo comprensorio non trovassero risposte precise, non potrebbe non portare alle estreme consentite conseguenze. Non si pensi di poter lasciare agli augustani l’inquinamento, le malattie e, perché no visto che è stato uno degli argomenti usati da Crocetta, i continui sbarchi di migranti che penalizzano (come andiamo dicendo da almeno tre anni) le nostre strutture portuali, mentre ad altri tutti i vantaggi.

     Marco Failla-Enzo Inzolia

DICHIARAZIONE DEI GIOVANI DEMOCRATICI DELLA PROVINCIA DI SIRACUSA SULLA QUESTIONE AUTORITÀ PORTUALE

Pippo CannavàAUGUSTA – Dopo le diverse posizioni assunte da diversi deputati di tutti gli schieramenti politici, anche i giovani democratici della federazione di Siracusa manifestano il loro dissenso per le scelte del governatore Crocetta sulla vicenda dell’assegnazione a Catania della sede dell’Autorità di sistema portuale per la Sicilia orientale Augusta-Catania per i prossimi due anni. Il segretario provinciale Tiziano Spada dichiara: ” E’ inammissibile che la provincia di Siracusa venga privata di tale prestigio solo per questioni puramente politiche. I danni di queste scelte scellerate le subiscono solo ed esclusivamente i cittadini e l’economia del territorio. Ci uniamo al fronte di protesta che si auspica un passo indietro del Governatore che porti a un dialogo costruttivo sul territorio”. Giuseppe Cannava presidente della direzione provinciale dei giovani democratici aggiunge: “La presidenza dell’autorità portuale rimanga ad Augusta, il presidente Crocetta ritiri la richiesta fatta a Delrio di consegnare a Catania la presidenza dell’autorità portuale”; continua Cannavà “Ci uniamo alla scelta della mobilitazione di venerdì, ma se questa non sarà sufficiente saremo pronti a fare altro”. Aggiunge Manuel Mangano segretario cittadino dei giovani democratici: “La decisione del presidente Crocetta appare del tutto scellerata e troppo simile a una scelta legata a giochi politici più che ad essere stata determinata da una profonda analisi delle differenti caratteristiche dei porti che fuori da ogni dubbio avrebbe consegnato nelle mani di Augusta il primato dell’AdSP”. I Giovani Democratici di Augusta, da sempre sensibili alle problematiche che attanagliano la città, aderiscono alla manifestazione che si terrà venerdì 10.

AUGUSTA, “IL PORTO? CE LO SIAMO FATTI FOTTERE! NOI AUGUSTANI SIAMO UNA MASSA DI INCAPACI”

Quello che è Augusta nel mondo dello shipping e della logistica , non è Catania. Le chiacchiere portano a disastri ai quali chi assiste facendo finta di non vedere e di non sapere, gli verra’ presentato il conto. Che Augusta sia  diventato porto ” Core ” e ” Ten -T”, questo non  è soltanto per la grandezza della zona portuale ma soprattutto ha conquistato questi titoli per l’impegno, la professionalita’ e, perché no, per il sacrificio di tutti quelli che vi hanno lavorato, dal primo all’ultimo, da chi ha dato il suo impegno (e anche la vita)  nelle raffinerie e  in tutti i servizi portuali.

porto-commerciale-augustaAugusta. Walter Capuano, campano di origine, già pilota  e poi capo piloti del porto di Augusta ci dice la sua senza peli sulla lingua sulla vicenda della sede a Catania della nuova Autorità di Sistema Portuale (AdSP), ma prima elenca quali sono le priorità che incombono con urgenza sul porto augustano: I) dragare nel porto  di Augusta a 18 m. dalle banchine del porto commerciale verso sud fino a raggiungere il fondale cercato, II) ripristinare la diga dove è crollata in vari punti. Lavoro con priorità’ ma da utilizzare i fanghi dragati e con elementi a tre denti, III) eliminare tutti gli scafi sequestrati che occupano le banchine limitandone il loro  utilizzo, IV) ripristinare gli ormeggi del porto commerciale, danneggiati .” Capuano, da persona esperta e competente qual è, afferma recisamente: “Non penso che ci sia bisogno di magia, perché se vengono pagate le tasse, le opere pubbliche quando necessita vanno ripristinate; se poi queste opere pubbliche sono di protezione alla ” vita del porto ” penso che a esse vada la  priorita’ come quando su una strada cade una frana o un viadotto. O si aspetta che ci siano lutti per intervenire teatralmente? Oggi su una rivista dello shipping, si definisce : Genova porto dell’Europa, i soliti campanilismi. Vorrei ricordare a tutti che la zona portuale di Augusta è la forza di tutti i porti nazionali ed ignorare questo fatto, significa essere ignoranti  sia nello shipping che nella logistica. Ma forse si vuole questo perché si deve agire così.

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AUGUSTA, PORTO, DELRIO: KILLERAGGIO POLITICO, CATASTROFE CROCETTA E ALTRI COMMENTI – di Cecilia Càsole

banchine porto commercialeAUGUSTA – I coordinatori cittadini di Fratelli d’Italia di Augusta, Marco Failla e Enzo Inzolia, hanno osservato che in Italia niente è più definitivo del provvisorio. Infatti, hanno scritto: “La sede dell’Autorità di sistema portuale sarà “temporaneamente” a Catania. Insomma, tanto tuonò che addirittura diluviò! Perché si sa che in Italia niente è più definitivo del provvisorio, perché non avrebbe alcun senso né logica spostare nuovamente tra un paio di anni la sede dell’Autorità; esattamente come non ha senso né logica ubicarla (in spregio a tutte le regole, comprese quelle della ragione) al di fuori di Augusta. Le cause sono sotto gli occhi di tutti: l’inerzia, l’incompetenza, gli interessi inconfessabili della classe politica che ha governato e, non se la prenda chi ormai da quasi due anni amministra la città, governa Augusta. La democrazia, tanto decantata e sbandierata a parole, ci dice che abbiamo l’arma del voto; ebbene, tra non molto saremo chiamati alle urne e Fratelli d’Italia si augura che quel giorno gli augustani abbiano buona memoria.” L’ex presidente dell’Assoporto, Davide Fazio, ha proposto contro questa decisione “una bella manifestazione di piazza, come quella  del 28 dicembre 196o quando, vicesindaco Saraceno in testa, consiglieri comunali compatti e  semplici cittadini scesero in piazza contro un analogo decreto. La battaglia fu vinta. E’ stato calcolato che un terzo d’Italia rimarrebbe senza carburante se il porto di Augusta venisse bloccato. Il deputato regionale  Enzo Vinciullo (NCD), presidente della Commissione ‘Bilancio e Programmazione’ all’ARS, è stato categorico e, a tratti, sprezzante al limite dell’insulto:”  “Responsabile unico del provvedimento di killeraggio politico è il Ministro Delrio. La risposta, formulata in modo irrituale e illogico, infondata dal punto di visto legislativo, del Presidente della Regione Siciliana, non doveva essere accolta dal Ministro, in quanto si fonda su presupposti errati e non conducenti alla verità. In tutta questa vicenda è insopportabile che a dare notizia della firma del decreto è colui il quale dovrebbe usufruire dello scippo, cioè il sindaco di Catania, che, con un dispaccio personale, rende nota la volontà del Ministro, volontà che rimane ancora oscura, in quanto sul sito del Ministero, a tutt’ oggi, non è stato pubblicato il decreto che, vorrei ricordare anche al sindaco di Catania, dev’ essere approvato dal Consiglio dei Ministri, altrimenti è carta che può utilizzare per i propri bisogni fisiologici. Crocetta avrà pure formulato una proposta scomposta ed illegittima, ma chi doveva garantire il rispetto della Legge è colui il quale ha firmato il decreto.

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ANCORA SBARCHI DI MIGRANTI AL PORTO COMMERCIALE. LA SINDACA DI PIETRO CONTRO IL GOVERNO RENZI

AUGUSTA I DUE PORTI DALL'ALTOAugusta. Lunedì 24 ottobre 758 migranti sono sbarcati ancora una volta ad Augusta, diventata, dopo Lampedusa, la città che rappresenta il primo approdo per i profughi africani e asiatici. Secondo alcune stime, ad Augusta un quinto dei migranti sbarcati in Sicilia, il tredici e mezzo per cento  degli sbarchi a livello nazionale. Una  situazione pesantissima per un Comune come quello augustano che ha le casse dissestate, dopo essere stato  sciolto per timore di infiltrazioni mafiose e amministrato per  tre anni esclusivamente da commissari. Situazione oltre modo pesante, soprattutto se si pensa ai settemila minori arrivati in tre anni. Da tre anni, con cadenza quasi quotidiana, arrivano nel porto commerciale di Augusta navi carichi di migranti, raccolti quasi sempre dalle navi militari italiane. Il porto commerciale, che dovrebbe rappresentare la più grande risorsa per una città che non può vivere solo  per la presenza delle industrie (che stanno comunque lentamente abbondonando il territorio) è, quindi, penalizzato da questi continui sbarchi. Nel porto da tre anni è stata allestita una tendopoli per accogliere in prima istanza questi migranti, una tendopoli definita d’emergenza , ma “per il governo nazionale è diventata di fatto il primo centro d’accoglienza d’Italia, che si tiene in piedi grazie ai sacrifici dei  volontari della nostra protezione civile”, secondo quanto ha affermato la sindaca Cettina Di Pietro  che riferisce d’aver chiesto fondi  al governo, ma di non aver ricevuto  risposta. Augusta non è Lampedusa, ma nemmeno un paesino  da sottovalutare. Il porto di Augusta è uno dei più importanti del Sud, ha precisato Di Pietro. Del Sud Italia o del Sud Europa?

C. C .