08 dicembre 2011
Torna a splendere il quadro del “Battesimo di Cristo” nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù ad Augusta.
AUGUSTA. Un dipinto – olio su tela - ritorna a splendere nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù. Trattasi del “battesimo di Cristo” - pala d'altare di anonimo pittore – risalente alla metà del novecento. Nell'opera possiamo scrutare l'effige del Cristo Gesù nell'atto di ricevere il battesimo da San Giovanni Battista - raffigurato a sinistra - secondo i caratteri dell'iconografia classica. In quei giorni Gesù venne da Nazaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E uscendo dall’acqua, vide aprirsi i cieli e lo Spirito Santo discendere su di lui come una colomba (Mc 1, 9-10). Nell'opera si evince una dimensione verticale, ossia il legame di Gesù con il padre. Un legame valorizzato dal sacramento che sta per ricevere il Cristo, con l'effusione dello spirito santo in forma di candida colomba e dai raggi luminosi che si librano da essa. Il cielo terso è solcato da nuvole e due angeli in alto a destra, rendono ancora più sacrale la scena come se fosse tutto in primo piano. La dimensione orizzontale, ossia il legame tra l'umanità e il verbo incarnato, che nell'opera è inequivocabilmente segno della conversione, è arricchita da un angelo e due figure dai contorni femminili con lo sguardo rivolto al Cristo. La scena risulta essere delimitata dalle rive – leggermente ondulate - del fiume Giordano, le cui acque limpide e trasparenti, danno la misura della profondità dello spazio prospettico e della lontananza dai corpi. A sinistra Giovanni il Battista - con in mano una ciotola - compie il suo gesto. Detta ciotola rappresenta il punto di equilibrio della dimensione orizzontale - così come la colomba - rappresenta il punto di equilibrio della dimensione verticale, dando armonia alle distanze tra le diverse figure dell'opera. Alla trinità alludono altresì gli angeli stessi, in numero di tre e i colori dei loro abiti. Il dipinto è tornato a distanza di trent' anni nella stessa parete del presbiterio dove era originariamente esposto, rappresentando un nuovo tassello nel lungo processo di recupero artistico dell’edificio sacro. La tela - rimossa nei primi anni ottanta durante i lavori di ristrutturazione dell'interno dell'abside e da allora rimasta in deposito nei locali della sagrestia - è stata sottoposta ad un intervento di restauro, che ha permesso di ravvivarne i colori, nonché il recupero della cornice.
Seby Gianino
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18 novembre 2011
La tela del secolo XVIII restituita, dopo il restauro, alla settecentesca chiesa San Sebastiano di Augusta
Augusta. Dopo la fortunata e apprezzata mostra tenutasi nella galleria di palazzo Bellomo a Siracusa, la tela raffigurante “Abigail e Davide,” di autore ignoto del secolo XVIII, è stata restituita, dopo un accurato intervento di restauro curato dalla Sovrintendenza di Siracusa, alla chiesa di appartenenza, la settecentesca chiesa di San Sebastiano, attraverso il parroco di San Francesco e San Sebastiano, don Franco Scatà. Il dipinto, però, in attesa della riapertura della storica chiesa augustana di San Sebastiano, chiusa da molti anni, è stata collocato nell’abside della chiesa di Sant’Andrea, chiesa che fa parte della parrocchia di San Sebastiano, attualmente retta dal parroco di San Francesco, lo stesso parroco Scatà. A consegnare l’opera, lunedì 14 novembre, è stata l’augustana Carmela Vella, direttrice della galleria interdisciplinare regionale di palazzo Bellomo.
"Abigail” – ha detto Carmela Vella –“ figura dell’Antico Testamento, astuta e intelligente, moglie di un ricco proprietario terriero dal nome un po’ sconcertante Nabal (stolto), viene rappresentata in atteggiamento reverente di fronte a Davide, al quale chiede di aver compassione per il suo stolto marito Nabal”, come si può constatare dalla riproduzione qui inserita.
Giulia Càsole
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15 maggio 2010
Una serata presso la "Stella Maris"
Ha avuto luogo, presso la sede della Stella Maris in via Umberto ad Augusta, l’inaugurazione della mostra di quadri, dal tema “Luci e colori del paesaggio augustano”, organizzata dal circolo culturale “Officina d’arte”.
Dieci gli autori le cui opere potranno essere ammirate fino al 19 maggio, otto uomini e due donne e, per una sorta di cavalleria al contrario, nell’elencare i loro nomi inizierò proprio da loro: Grazia Urzì, Cinzia Sciolto, Antonio Cammarata, Palmino Cipriano, Salvo Di Grande, Franco Di Maura, Carmelo Fazio, Giuseppe Guerriero, Salvo Pugliares e Santo Tringali.
Ha presentato la serata con la solita garbata ironia con cui condisce il suo eloquio sempre vario e pregnante Giorgio Càsole, docente, giornalista e poeta, che ha voluto accanto alcuni dei suoi allievi per leggere alcune poesie e un brano che ricorda il bombardamento della città di Augusta nel maggio del 1943.
Durante la serata è stato anche premiato un atleta augustano, Gianfranco Nasti, per cui l’età anagrafica è solo un dettaglio perché ama ancora mettersi alla prova per superare record nella specialità del nuoto.
Daniela Domenici - foto in alto di G. Tringali
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05 maggio 2010
Luci e colori del paesaggio augustano
14 aprile 2010
Un numero perfetto
Nel cruciverba il 3 sta ad indicare il numero perfetto, oltre ad essere un valore riscontrabile frequentemente nelle Sacre Scritture e quindi riconducibile al sacro.
Non saranno di certo state queste le motivazioni che hanno spinto l’artista Francesco Di Maura, conosciuto notoriamente in città soprattutto per le altre due opere in bella vista nella chiesa del Cristo Re, fatto sta che domenica scorsa, dopo la lettura del vangelo del giorno ispirato all’episodio di san Tommaso, durante l’omelìa della messa serale è stato tirato giù il velo che celava la terza e spettacolare opera che Francesco Di Maura offre a quella che lui stesso definisce la “sua” chiesa e che si aggiunge alle altre due ormai famose tele giganti, per inaugurare davanti a una numerosa assemblea di fedeli e ammiratori la fedele riproduzione del famoso dipinto del Caravaggio, non a caso titolato “l’incredulità di San Tommaso”.
Un’ opera che si compone di colori prodotti artigianalmente con terre naturali, così come usavano gli artisti di un tempo, saggiamente impreziosita da una massiccia cornice in legno di noce staccata da un passepartout costituito efficacemente da un filo di luce che evidenzia in tutto il suo splendore l’intero perimetro della stessa tela, graziosamente e sapientemente illuminata per portare “alla luce” ancor più la raffigurazione ispirata all’ apostolo Tommaso.
Nel dipinto si vede come, per la sua incredulità, il nostro santo non esita a conficcare materialmente il dito nel costato del Cristo a comprova di quanto precedentemente avevano a lui raccontato gli altri apostoli, cioè di avere incontrato Gesù dopo la risurrezione e ai quali, ovviamente, Tommaso non aveva creduto.
Ma l’incredulità la lasciamo ai santi, visto che noi, mortali ammiratori d’arte, conoscevamo di già l’intramontabile mano dell’impressionista pittore Francesco Di Maura.
Giuseppe Tringali
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24 gennaio 2010
1° PREMIO DI PITTURA "CASTELLO SVEVO"

L'ASSOCIAZIONE CULTURALE "FIGLI DI AUGUSTA" ORGANIZZA IL
1° PREMIO DI PITTURA "CASTELLO SVEVO"
DAL 22 AL 28 GENNAIO, DALLE ORE 18 ALLE ORE 20, IN VIA ROMA 33 SARANNO ESPOSTE AL PUBBLICO LE OPERE DEI PITTORI:
SALVATORE ACCOLLA, VITO BITETTI, GIOVANNI BRUNO, ANTONINO CAMMARATA, PALMINO CIPRIANO, FRANCO CONDORELLI, GIUSEPPE DI SALVO, SANTO GALLO, GIUSEPPE INSOLIA, VITTORIO LUCCA, AMEDEO NICOTRA, BARTOLOMEO ORTISI, LUCIANO PAONE, GIACOMO PERTICONE, ENRICO PUGLIARES, SALVO PUGLIARES, RAIMONDO RAIMONDI, MARIA SALUSTRO, CLAUDIO SCHIFANO, CINZIA SCIOLTO.
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10 dicembre 2009
ARTISTI AUGUSTANI IN MOSTRA
In mostra dal 3 al 10 dicembre 2009 alla “Stella Maris” di Augusta le opere di alcuni artisti augustani appartenenti al Circolo Culturale Officina d’Arte. Si tratta dei pittori Franco Di Maura, Salvo Di Grande, Palmino Cipriano, Antonio Coria, Cinzia Sciolto, Antonino Cammarata, Salvo Pugliares, Grazia Urzì e Giuseppe Guerriero che espongono una serie di dipinti di stile figurativo e di varia tematica, inoltre è esposto il "Presepe del mare" realizzato dallo scultore Nello Puglisi.
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26 agosto 2009
Pietra e Arte 2009
Apprezzate al “museo della pietra” le opere dei pittori augustani Nuccio Garilli e Franco Di Maura , tra lo scenario della campagna di Scicli e lo stupendo mare di Sampieri. Le notti estive della seconda edizione della rassegna artistica-culturale “Pietra e Arte 2009”, sono state e saranno magicamente allietate fino al 10 settembre, nel teatro in pietra, dagli artisti Nicola Piovani, Andrea Tidona, Francesco Cafiso, dal “Coro delle donne”, dai pupari di Caltagirone, dalla presentazione degli ammassi stellari e nebulose al telescopio a cura del Dott. Gianfranco Occhipinti, dalla compagnia teatrale “Gli amici di Matteo” col “San Giovanni Decollato di Martoglio”, dagli “Aromas de Andalucià”- flamenco, dai “Meditteranean Jazz Trio” e dal soprano- uomo Mamo Adonà che ha accettato l’invito di partecipare alla premiazione finale del concorso di pittura, fotografia e scultura, trovandosi in vacanza proprio a Sampieri.
Entrambi i due pittori augustani hanno ricevuto notevoli consensi e un’ottima critica: Nuccio Garilli ha presentato la “Maschera di pietra”, una tecnica mista applicata in tela, mentre l’altro artista Franco Di Maura, noto nella cittadina megarese oltre per il talento, per i quadri del Caravaggio mirabilmente esposti nella navata centrale della chiesa del Cristo RE, ha presentato un olio su tavola trattata al silicato raffigurante il “Rivellino Quintana di Augusta”( foto sotto ).
Gaetano Mormina, uno degli ultimi “chiafurari”(l’origine del nome di Chiafura, menzionato per la prima volta nel 1684, è certamente oscuro e sembra appartenere ad una denominazione topografica. Esso, infatti, porebbe derivare dalla corruzione di una frase, della quale l'unico elemento chiaro potrebbe essere il "fora" finale, significante, probabilmente: "il quartiere fuori dalla città"), ha voluto donare una testimonianza fatta d’amore, pietre e roccia alla sua città natìa, essendo egli il promotore del progetto culturale ed artistico del museo della pietra, nato per ricostruire la storia antica, riuscendo a creare altri cultori della pietra attraverso laboratori di lavorazione e conservazione delle opere, pensando al futuro dei giovani e a un ulteriore ambizioso sogno-progetto di volere rilanciare, stante alle sue dichiarazioni, il mestiere dello “scalpellino” e dei “mastri dei muri a secco”.
Salvo Antoci, curatore della mostra, spiega il nesso del raggruppamento delle iniziative: “ un’opera d’arte è più di un oggetto, più di una merce, essa rappresenta una visione del mondo ed è vista come energia che emana messaggi cosmici. Qualche segno tracciato sulla carta, una tela appena sfiorata o un’altra a lungo lavorata, lo scatto di una macchina fotografica, uno scalpello o della cartapesta possono costruire modi diversi di fare mondi. La forza della visione non dipende dalla complessità degli strumenti ma dal messaggio e dalle emozioni trasmesse dalle opere d’arte. …..”
La rassegna ”Pietra & Arte 2009” è stata la passerella di musicisti, attori e 80 artisti espositori che con le loro opere hanno dato voce alla muta pietra: un sogno fantastico.
Giuseppe Tringali
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24 agosto 2009
Luci e colori oltre la sbarra
Fare il volontario in un luogo di sofferenza come può essere un ospedale, un carcere o una mensa dei poveri per alcuni è un modo per aiutare coloro che sono stati meno fortunati, per altri per mettere in pratica la propria fede in modo che non rimanga solo fatta di proclami teorici; per altri ancora, tra cui chi scrive, per imparare, per ricevere, per arricchirsi nella convinzione che chi soffre, o ha sofferto, per una malattia, per una detenzione, giusta o ingiusta non è importante, o per una povertà economica o psicologica abbia una tale ricchezza interiore da dover solo attingere per crescere.
Fatta questa premessa vi vogliamo raccontare di un’iniziativa davvero encomiabile nata dalla collaborazione, nell’ambito dell’educazione alla legalità, tra la direzione del carcere di Augusta e la dirigenza dei tre licei (classico, scientifico e psicopedagogico) della stessa città.
Abbiamo già avuto modo, l’anno scorso, di assistere alla messa in scena, all’interno del carcere, di un testo teatrale sulla legalità in cui hanno recitato, fianco a fianco, detenuti e studenti liceali; questo nuovo progetto di cui vi volevamo dare notizia riguarda invece alcuni studenti che stanno andando a lezione di pittura, una volta alla settimana, da un docente detenuto.
E’ un giovane albanese, Bocaj, che purtroppo dovrà rimanere a lungo “ristretto” e che ha questa vena artistica innata che fino a oggi ha potuto mostrare dipingendo (e ridipingendoci sopra ogni volta in occasione di un nuovo evento come la visita del nuovo vescovo di Siracusa), la parete di fondo del teatro del carcere.
E ora Bocaj, che colpisce per la serenità e la dolcezza del suo sguardo e delle sue parole, potrà regalare a questi studenti la sua arte e loro ricambieranno portando ventate di novità dal mondo esterno per rendere meno “ristretta” la vita di questo sfortunato ragazzo albanese.
Daniela Domenici
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19 gennaio 2009
Cena di Emmaus
Dopo il “San Francesco in meditazione”, l’opera del Caravaggio visibilmente esposta tra la moderna navata della chiesa e l’altare, raffigurante il modello del santo fondatore dell’Ordine degli stessi frati che hanno accettato benevolmente di ricevere la pregiata opera, come segno di una divina benedizione, questa è la volta della “Cena di Emmaus”, la raffigurazione più esemplare della testimonianza sulla resurrezione di Cristo, interpretato sempre dal Caravaggio in un contesto storico che, purtoppo, rispecchia il suo terribile stato d’animo, all’epoca turbato violentemente dall’episodio che vide una sua condanna a morte per l’uccisione del Tommasoni.
Nell' opera, in parte vivacizzata e personalizzata dall’ artista Di Maura quasi a voler sdrammatizzare o mascherare quel turbamento nascosto, è ancor più evidenziato il senso dell’armonia e dei colori la cui scena, ancora una volta, viene vivacemente illuminata dalla minima fiammella di luce per dare vita a qualcosa di reale, di fantastico e, allo stesso tempo, di misterioso.
Attraverso la poesia della pittura, l’autore ha voluto imprimere fortemente la realtà nuova della vita “ritrovata” dopo la morte, ovvero la resurrezione.
Arte e vita mescolati così bene fino al punto di fondersi in una poesia che trova il suo spazio e la sua nuova dimensione; una straordinaria capacità espressiva, quella dell’artista Di Maura, più volte riconosciuta e premiata in importanti rappresentazioni, tra le quali si ricorda il “Premio Palazzo Ducale”, a Genova.
Come nel “San Francesco in meditazione”, anch’esso donato alla comunità di Augusta, quest’altro dipinto su tela riproduce fedelmente e con realistica evidenza l’atmosfera meditativa assunta con il tema “Cena di Emmaus”, ricordando il momento esatto, cioè l’attimo in cui il Cristo viene riconosciuto dai suoi discepoli distratti quando benedice il pane spezzato. E’ la scena esatta, il momento dello stupore che fà superare ogni dubbio, come quello superato da noi augustani quando, nell’ammirare questo spettacolare dipinto, abbiamo superato ogni minimo dubbio sul talento del giovane artista Di Maura, perché come una fiammella di luce può inscenare così meravigliosamente l’immenso sfondo nero del dipinto, così anche un minuscolo astro può illuminare il firmamento artistico.
Alla chiesa del Cristo Re, ad Augusta, il fenomeno è già avvenuto. Andate ad ammirare!
Onori al grande artista e amico Francesco Di Maura
Giuseppe Tringali
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12 giugno 2008
Chi ha guidato la mano dell'artista?
Quando il mio amico Francesco Di Maura mi chiese di passare quel giorno da casa sua perché aveva da farmi vedere qualcosa di importante, io non immaginavo minimamente lo stupore che mi avrebbe provocato; pur conoscendo il suo innegabile talento artistico, questa volta, pensai tra me, ha superato sé stesso e l’immaginario collettivo nel volere realizzare un’opera così importante, addirittura un dipinto ispirato al Caravaggio, il “San Francesco in meditazione”.
La domanda mi nasce spontanea: chi ha guidato la mano dell’artista?
Francesco Di Maura, pur essendo credente, non è un fervente religioso, né tantomeno mi risulta essere stato innanzi messo al corrente che la Chiesa del “Cristo Re” ad Augusta, dove attualmente si trova esposta a bella vista l’opera, è gestita proprio dai frati appartenenti all’Ordine fondato dal suo umile personaggio ispiratore, San Francesco di Assisi; l’artista, insomma, non credo possa essere stato uno studioso cultore della Chiesa e dei santi.
Da dove trae origine, dunque, il pensiero o l’idea? Se è vero, come sostenevano gli illustri filosofi di un tempo, che trattasi semplicemente di un banale stimolo elettrico che raggiunge il cervello dopo avere attraversato i neuroni, oserei allora affermare che quella del pittore Francesco Di Maura, in considerazione dei consensi e degli onori ricevuti, è stata proprio un’idea fulminante.
Il quadro, creato nel rispetto delle tecniche più antiche, possiede la sbalorditiva caratteristica di illuminarsi notevolmente in presenza della minima luce, sia essa naturale o artificiale, mentre il soggetto è ritratto nell’espressione più profonda di quella riflessione che sfiora il mistero della morte, oltre che la fortezza e la sapienza della vita.
Tutte le altre indescrivibili sensazioni, possono essere raccolte dagli appassionati cultori delle belle arti, recandosi direttamente sul posto, la moderna “Chiesa del Cristo Re”.
Auguri ed Onore al pittore Francesco Di Maura.
Giuseppe Tringali
00:00 Scritto da: leodar1 in arte | Link permanente | Commenti (2) | Segnala | Tag: arte, pittura | OKNOtizie |
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