IL DUODENOSCOPIO DONATO DALLO STABILIMENTO ESSO DI AUGUSTA – di Mimmo Di Franco

salaAUGUSTA – A distanza di oltre 2 anni dalla donazione del duodenoscopio, donato dallo Stabilimento Esso di Augusta, si registra la mancata attivazione di tale strumento che permetterebbe di procedere ad una maggiore offerta di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva. La donazione risale a Febbraio del 2012 per accelerare diagnosi e interventi endoscopici, facendo risparmiare all’asp siracusana una considerevole cifra. In una nota dell’ASP, nel maggio del 2012 si assicurava che, espletato l’iter di assegnazione, la donazione del duodenoscopio all’ASP avrebbe permesso di procedere ad una riorganizzazione dell’offerta di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva con le seguenti azioni: 1) definire la dotazione organica dei dirigenti medici dell’Unità organizzativa (completata); 2) attivare una Unità operativa semplice dipartimentale di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva che permetterà una migliore organizzazione dei processi clinici (richiesta già inviata in Assessorato per l’approvazione); 3) valutare la idoneità del presidio ospedaliero Muscatello all’effettuazione della ERCP (giudizio positivo); 4) verificare la disponibilità del direttore dell’Unità operativa complessa di Medicina interna dello stesso presidio ospedaliero a ricoverare i pazienti provenienti dagli altri ospedali che hanno la necessità di essere controllati dopo la manovra diagnostico/terapeutica (raccolto parere positivo); 5) avviare la stipula di una convenzione per un anno con il direttore dell’Unità operativa complessa Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva dell’ASP 3 presidio ospedaliero di Acireale, uno dei maggiori esperti nel campo, al fine di eseguire l’ERCP presso il presidio ospedaliero Muscatello e formare il personale medico ed infermieristico (in coming); 6) acquisire un altro duodenoscopio ed accessori (gara pubblica già avviata). Si vorrebbe capire ,di questi 6 punti menzionati ,quali sono andati in porto e quali non hanno trovato soluzione. Sarebbe opportuno che si diano delle risposte concrete ai cittadini che pagano con la vita l’esistenza in una zona ad alto rischio ambientale. Non abbiamo un reparto di oncologia, come promesso, ma solo un DH e altrettanto vale per la neurologia. Si attendono gli organigrammi dei reparti completi di primari, l’eliporto incompleto per le operazioni notturne e la copertura della galleria che collega i due padiglioni. Di primaria importanza è il reparto di pediatria, mentre si rimane in attesa del decreto che fissi 6 posti al Muscatello.

    Mimmo Di Franco

“ENDOMETRIOSI” , UNA MALATTIA OSCURA CHE COLPISCE TRE MLN DI DONNE IN ITALIA

SE N’E’ PARLATO AL “MUSCATELLO” DI AUGUSTA           

pubblicoAUGUSTA – Si stima che in Italia circa 3 milioni di donne soffrano di endometriosi, una malattia dolorosa ed altamente invalidante che colpisce prevalentemente le donne in età fertile, di cui non si conosce la causa , per la quale non è stata ancora trovata una cura risolutiva e la cui diagnosi ha un percorso a volte abbastanza lungo ( circa 8 anni ), pieno di sofferenze, peregrinazioni da un ospedale all’altro, delusioni, fallimenti, ricorso a varie terapie, compresi psicofarmaci . Da qui l’importanza della diffusione della sua conoscenza per arrivare a formulare una diagnosi precoce a cui far seguire una terapia appropriata . Partendo dall’assunto che per creare consapevolezza, bisogna fare informazione,  la Dott.ssa Enza D’Antoni, referente dell’U.O. Educazione e Promozione alla Salute del Distretto Sanitario di Augusta ha promosso in collaborazione con alcune associazioni del territorio (AFI e AUSER) un incontro sul tema, coinvolgendo non solo un team articolato di professionisti ma dando voce alla testimonianze delle pazienti attraverso la loro associazione (Associazione Italiana Endometriosi ). “Se l’endometriosi colpisce le donne,” ha dichiarato Conce Florio , presidente dell’Afi Augusta, associazione delle famiglie,  “allora è giusto dire che l’endometriosi è un problema della famiglia: le ansie, i dolori, gli ostacoli (fertilità, sessualità, fattori economici, ecc.) che questa malattia procura , coinvolgono inevitabilmente tutti i membri della famiglia a cui la donna appartiene e la nostra associazione ha voluto fortemente la realizzazione di questo incontro affinché si potesse diffondere la consapevolezza che l’informazione, la diagnosi precoce, gli stili di vita sono le armi da affilare per affrontare la malattia sotto tutti i punti di vista”.

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IL DUODENOSCOPIO DONATO DALLA ESSO AL MUSCATELLO

untitledAUGUSTA – Purtroppo alle promesse non seguono i fatti. L’attivazione del duodenoscopio, donato dalla ESSO all’ospedale Muscatello di Augusta nel febbraio del 2012, non è ancora in funzione presso l’ospedale di Augusta. Ricordiamo come la camera iperbarica, comprata 800 milioni di lire per l’ospedale Muscatello, rimase inoperosa e fu venduta all’asta per 5 mila euro. Nonostante le promesse e i proclami, nell’aprile 2012 con un comunicato stampa si sollecitava l’attivazione di tale strumento per accelerare i tempi di prevenzione e diagnosi oltre al beneficio economico di circa 600 mila euro che l’Azienda Sanitaria Provinciale ne traeva. L’ASP, a maggio dello stesso anno, rispondeva assicurando l’ex assessore alla sanità megarese, che nell’immediato si sarebbe risolto il problema. In un successivo convegno sulla sanità, nel settembre del 2012 a palazzo S. Biagio, dove erano presenti le massime autorità della sanità provinciale, il commissario Zappia, ancora una volta assicurò che tutto era stato risolto e che il duodenoscopio sarebbe entrato in funzione nel giro di pochi giorni, dopo aver eseguito i passaggi fondamentali. Agli inizi di novembre, affidati tali passaggi al direttore del dipartimento area medica Giuseppe Daidone, il Commissario Zappia ha deliberato una convenzione con l’ASP di Catania che, accogliendo tale richiesta, ha reso disponibile il dr Giovanni Magrì, direttore dell’unità operativa gastroendologica di Acireale ,uno dei maggiori esperti del campo di ERCP e inoltre, metterebbe a disposizione una seconda apparecchiatura in caso di necessità, oltre al training per il personale medico ed infermieristico. Si chiede perché, dopo due anni, ancora l’apparecchio diagnostico-terapeutico non è stato attivato, producendo un danno economico all’azienda e il pellegrinare dei pazienti costretti a emigrare in altre strutture fuori provincia per essere sottoposti a tale strumento? Pare intanto che l’addestramento con tutor, sia stato già svolto a Siracusa e non ad Augusta, come promesso con il tutor e l’equipe del Dr Giovanni Magrì. Nonostante le varie promesse, l’ospedale ha ancora i soliti problemi. Siamo ancora in attesa della definizione dell’organigramma e del completo assetto dei nuovi reparti. Non risulta che ci sia un reparto di neurologia ma solo day hospital, oncologia e chirurgia non a livelli adeguati alle promesse. Si vorrebbe fare del Muscatello il centro di riferimento regionale per la cura e prevenzione dei tumori legati all’amianto,Saranno tempi lunghi,in attesa avremmo bisogno di un ospedale funzionante. Si attendono, oltre ai lavori di completamento del nosocomio, l’apertura dell’eliporto nelle ore notturne, una struttura necessaria in una zona industriale. Lo scorso settembre ho presentato formale denuncia alla locale stazione Carabinieri, per evidenziare le lunghe liste di attesa per alcune controlli, considerato l’alto rischio di tumore che si corre in questa zona, fu risposto tramite stampa che il commissario dell’ASP aveva predisposto una commissione per capire i ritardi..Nessun miglioramento. Con la nomina del nuovo manager del’ASP di Siracusa, proveniente da Ragusa, si spera che prenda in seria considerazione il completamento dell’ospedale Muscatello, compreso il funzionamento del duodenoscopio che, oltre ad accelerare la diagnosi e le cure di diverse patologie, farebbe risparmiare all’ Azienda sanitaria provinciale, circa 600 mila euro annui che potrebbero essere utilizzati anche per accorciare i tempi delle liste di attesa.

            Mimmo Di Franco

IL MISTERO DEL DUODENOSCOPIO DONATO ALL’OSPEDALE “E. MUSCATELLO” DI AUGUSTA

duodenoscopioAUGUSTA – Purtroppo alle promesse non seguono i fatti. L’attivazione del duodenoscopio, donato dalla ESSO all’ospedale Muscatello di Augusta nel Febbraio del 2012, non è ancora in funzione presso l’ospedale di Augusta. Nonostante le promesse e i proclami, nell’Aprile 2012 con un comunicato stampa si sollecitava l’attivazione di tale strumento per accelerare i tempi di prevenzione e diagnosi oltre al beneficio economico che l’Azienda Sanitaria Provinciale, quantificabile in circa 600 mila euro, ne traeva. L’ASP, a maggio dello stesso anno, rispondeva assicurando l’ex assessore alla sanità megarese, che nell’immediato si sarebbe risolto il problema. In un successivo convegno sulla sanità, nel settembre del 2012 a palazzo S. Biagio, dove erano presenti le massime autorità della sanità provinciale, il commissario Zappia, ancora una volta assicurò che tutto era stato risolto e che il duodenoscopio sarebbe entrato in funzione nel giro di pochi giorni, dopo aver eseguito i passaggi fondamentali. Agli inizi di Novembre,affidati tali passaggi al direttore del dipartimento area medica Giuseppe Daidone, il Commissario Zappia ha deliberato una convenzione con l’ASP di Catania che, accogliendo tale richiesta,ha reso disponibile il dr Giovanni Magrì,direttore dell’unità operativa gastroendologica di Acireale,uno dei maggiori esperti del campo di ERCP e, inoltre, metterebbe a disposizione una seconda apparecchiatura in caso di necessità,oltre al training per il personale medico ed infermieristico. Si chiede perché, dopo due anni, ancora l’apparecchio diagnostico-terapeutico non è stato attivato, producendo un danno economico all’azienda e il pellegrinare dei pazienti costretti a emigrare in altre strutture fuori provincia per essere sottoposti a tale strumento? Pare intanto che l’addestramento, con tutor,si stia svolgendo o sia già svolto a Siracusa e non ad Augusta,come promesso con il tutor e l’equipe del Dr Giovanni Magrì. Nonostante le varie promesse, l’ospedale ha ancora i soliti problemi. Siamo ancora in attesa della definizione dell’organigramma e del completo assetto dei nuovi reparti. Non risulta che ci sia un reparto di neurologia ma solo day hospital, oncologia e chirurgia non a livelli adeguati alle promesse. Si attendono, oltre ai lavori di completamento del nosocomio, l’apertura dell’eliporto nelle ore notturne, una struttura necessaria in una zona industriale. Lo scorso settembre ho presentato formale denuncia alla locale stazione Carabinieri, per evidenziare le lunghe liste di attesa per alcune controlli, considerato l’alto rischio di tumore che si corre in questa zona, fu risposto tramite stampa che il commissario dell’ASP aveva predisposto una commissione per capire i ritardi. A tutt’oggi non ho avuto nessuna chiamata di anticipo e quindi suppongo che non si sia trovata una soluzione.

    Mimmo Di Franco

IL DUODENOSCOPIO DONATO DALLA ESSO GIACE INUTILIZZATO AL “MUSCATELLO”

LA RISPOSTA di MIMMODI FRANCO:  “Augusta ha pagato e continua a pagare un alto prezzo a causa dei vari tipi tumori . I tagli bisogna farli sugli sprechi e affitti e non sugli strumenti o posti letto.”

594230001.jpgAUGUSTA.“Il duodenoscopio a suo tempo donato dalla Esso si trova tuttora all’ospedale di Augusta, sicché non solo non è stato sottratto al presidio ospedaliero, come temuto da alcuni, ma nel mese di gennaio 2013 sono state avviate le procedure per l’acquisto di un secondo esemplare che è assolutamente indispensabile per la corretta esecuzione in tutta sicurezza dell’attività di endoscopia bilio-pancreatica, unitamente a due strumenti analoghi per il presidio ospedaliero di Siracusa che ne è in atto totalmente sprovvisto, mentre all’Umberto I è in corso regolarmente l’attività di training per tutto il personale medico ed infermieristico, anche dell’ospedale di Augusta, così come da convenzione con l’Asp di Catania”. A tornare a rassicurare quanti temono sul destino di tale donazione è il commissario straordinario dell’Asp di Siracusa Mario Zappia che sull’argomento ha chiesto aggiornamenti al responsabile dell’Unità operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia, Guido Passanisi.  “Nessuna delle evenienze paventate circa preclusioni nei confronti del presidio ospedaliero di Augusta e del personale che vi opera per l’esecuzione dell’attività di endoscopia biliare e pancreatica si è verificata come temuto in una campagna di stampa a mio avviso scatenata inopinatamente e in modo assolutamente inappropriato” – sottolinea Guido Passanisi -. Analogamente all’acquisto di un secondo duodenoscopio” –è stato richiesto l’acquisto di un apparecchio di radiologia, un amplificatore di brillanza, in mancanza del quale l’attività in oggetto non può in alcun modo essere attuata. 

Nel presidio ospedaliero di Siracusa, a seguito della stipula di una convenzione con l’Asp di Catania, come è noto, si sta regolarmente svolgendo sotto la guida di un tutor appositamente individuato, il direttore dell’Unità operativa di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva dell’ospedale di Acireale Giovanni Magrì, una attività di addestramento del personale, medico e infermieristico, destinato a occuparsi autonomamente dell’attività in oggetto nella nostra Asp, una volta acquisita la indispensabile preparazione e competenza. A tale attività sta partecipando tutto il personale che ne abbia a suo tempo fatto richiesta, ivi compreso quello operante al Muscatello di Augusta. L’endoscopia biliopancreatica” – prosegue Passanisi – “rappresenta sicuramente la branca del settore più complessa dal punto di vista tecnico-esecutivo ed a maggior rischio di complicanze. Per tale ragione risulta indispensabile, innanzitutto per la sicurezza dei pazienti, che la sua esecuzione venga affidata a personale assolutamente competente e in grado di operare nelle migliori condizioni tecnico-logistiche, anche in considerazione delle possibili, pesanti implicazioni di natura medico-legale che scelte affrettate o inappropriate potrebbero comportare. Infine non va dimenticato che, dal mese di novembre 2012, la direzione aziendale ha ritenuto opportuno procedere a una riorganizzazione del settore della Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva sicché, attualmente” – conclude Passanisi – “tutte le strutture ospedaliere del settore risultano accorpate in un’unica unità operativa di tipo Dipartimentale, con responsabilità gestionale del personale medico e paramedico e delle risorse strumentali a me affidata. Per cui, sollevare in un simile contesto problematiche fondate solo su anacronistiche pretese di tipo campanilistico appare quantomeno specioso e inopportuno, specie in un momento di grandi difficoltà ed incertezze, legate alla carenza di risorse, qual è quello che stiamo attraversando”.  Ecco che cosa risponde Mimmo Di Frano, che, per primo, ha sollevato la questione.” Da parte degli augustani rimane attenta la vigilanza su questo strumento affinché non faccia la fine della camera iperbarica,dove furono spesi 500 milioni di vecchie lire e mai entrata in funzione. Avere il duodenoscopio ad Augusta,come  strumento diagnostico e terapeutico per i tumori (pancreas,fegato,vie biliari)considerato che il Muscatello dovrebbe essere un centro di “eccellenza” per i tumori, mi sembra il minimo di richiesta,non è una pretesa campanilistica poiché Augusta ha pagato e continua a pagare un alto prezzo a causa dei vari tipi tumori. I tagli bisogna farli sugli sprechi e affitti e non sugli strumenti o posti letto. “Si potrebbe aggiungere che si può e si deve tagliare anche sugli stipendi dei direttori generali, qual è in questo momento il commissario Zappia. In genere questi supermanager  sono pagati con 250 mila euro l’anno, cioè mezzo miliardo delle lire, con in più i benefici in denaro se attuano risparmi. Anche per questo, la sanità italiana va sempre peggio.

G. C.

DI SILVESTRO del M5S: “SALVEREMO IL MUSCATELLO”!

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AUGUSTA.”Il prossimo 14 febbraio sarà discussa e votata all’assemblea siciliana la mozione “salva Muscatello” presentata dal Movimento Cinque Stelle in questi giorni”. Lo riferisce,con una punta di soddisfazione, Antonino Di Silvestro,  portavoce cittadino del Movimento fondato da Beppe Grill. Una delegazione 5 Stelle augustana, di cui faceva parte lo stesso Di Silvestro,  si è recata a Palermo, accompagnata da Stefano Zito, eletto nelle ultime elezioni regionali nella lista del M5S nel distretto di Siracusa. Zito , che è vicepresidente alla commissione Sanità, ha incontrato a palazzo D’Orleans il presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta e l’assessore regionale alla Sanità, Lucia Borsellino. Nella sua nota Di Slvestro ha precisato: “Siamo usciti dall’ARS fiduciosi e soddisfatti per l’apertura, ora attendiamo atti concreti da parte del governo regionale. Non molleremo la nostra battaglia fino a che non vedremo in funzione un ospedale in efficienza, diritto sacrosanto di una città troppo spesso trascurata e abbandonata a sé stessa. Ci auguriamo che la parte politica cittadina si ricompatti,  a prescindere dal colore politico, e si possa mettere la parola fine a questo penoso problema che si trascina ormai da troppo tempo ai danni di noi cittadini”. 

   C.C.  –    foto G. Tringali

RIFLESSIONI SUL RUOLO DELL’EPIDEMIOLOGIA

 musca.jpgAUGUSTA. A due mesi dal riordino dell’ospedale di Augusta, che si è concluso con la chiusura, ingiusta e irrazionale, dei reparti di ginecologia-ostetricia e del Centro Parto, non si placano le polemiche sulle promesse, fatte e non mantenute dalla Sanità, sul futuro dell’ospedale Muscatello che, secondo alcuni esponenti politici, “sino a questo  momento sembrano solo promesse da marinaio”. Questo stato di incertezza sulla sorte dell’ospedale, in particolare sull’uso e sulla data di completamento della nuova ala, preoccupa la gente, che, ancora scossa dalla chiusura dei reparti storici sopraccitati, perde giorno dopo giorno, fiducia e credibilità nelle Istituzioni. La gente si chiede ancora come sia stato possibile chiudere reparti di eccellenza e ben noti, da circa un quarantennio, per la efficienza  delle prestazioni sanitarie. E’ stato ipotizzato dal sottoscritto che, una delle cause che ha determinato la chiusura di questi reparti, è stato il mancato supporto degli indicatori epidemiologici alla valutazione della programmazione sanitaria del territorio. E’ noto infatti a tutti, che il ruolo primario dell’Epidemiologia è quello di cercare, per ogni patologia, il nesso tra causa ed effetto (Fattori di rischio), allo scopo di promuovere azioni di prevenzione, ma il suo campo di applicazione è vasto, tra cui vengono annoverati la sorveglianza ed il supporto alla programmazione sanitaria: “…oltre alla sorveglianza sanitaria e alla ricerca scientifica – dicono eminenti epidemiologi – l’altro grande vero scopo dell’informazione epidemiologica è quello del supporto guidato alla valutazione dei servizi ed alla programmazione sanitaria del territorio, senza i quali ogni studio diventa vano e fine a se stesso”. (Fonte: Cancer in Syracuse -Italy- 2007).

Le polemiche di questi giorni sulle “promesse da marinaio” fatte dalla Sanità e le preoccupazioni della gente che chiede, sempre con più insistenza, di essere informata correttamente sul proprio stato di salute e sulle misure da adottare per la prevenzione, mi hanno indotto a rileggere attentamente i dati epidemiologici ufficiali esistenti e fare delle riflessioni sul ruolo dell’Epidemiologia e dell’uso che di essa se ne è fatto nella pratica, in particolare ad Augusta.

Riflessioni che mi hanno lasciato amareggiato per aver constatato che le indagini epidemiologiche condotte in provincia di Siracusa, in molti casi sono risultate “vane e fine a se stesse” perché molto spesso di esse non se n’è tenuto conto. Per esemplificazione vengono riportati tre casi emblematici di questa anomalia: 1° il supporto alla programmazione sanitaria;  2° il controllo sanitario;  3° la  prevenzione dei tumori della pelle.

 

1° caso – Supporto alla programmazione sanitaria

   Sulla programmazione sanitaria dell’ospedale Muscatello di Augusta ne abbiamo parlato abbondantemente e non possiamo far altro che confermare quanto detto e cioè che la chiusura dei reparti di Ginecologia-Ostetricia e del Centro Parto è stato un atto ingiusto  e irrazionale perché preparato senza aver tenuto conto dei Fattori di Rischio Ambientale, riscontrati nel territorio attraverso i risultati delle numerose indagini Epidemiologiche. Una valutazione accurata dei risultati di queste indagini sicuramente avrebbe portato a soluzioni meno penalizzanti per la popolazione che vive nei comuni di Augusta, Melilli e Priolo.

 

2° caso – Controllo sanitario

   Un altro esempio della poca attenzione che è stata prestata alle analisi epidemiologiche viene rilevata dallo scarso controllo sanitario dei prodotti ittici venduti in loco. Agli occhi di tutti, oltre alle specie ittiche di provenienza non specificata, ancora oggi, anche se con meno frequenza, ad Augusta vengono venduti i cosiddetti “aranci americani”, crostacei tipici del porto di Augusta, presumibilmente ricchi di mercurio, pur sapendo che questo elemento è neurotossico. E’ inspiegabile come ciò possa ancora accadere dopo la pubblicazione e la divulgazione dello studio in cui viene evidenziato che le IVG (Interruzioni Volontarie di Gravidanza) ad Augusta risultano 4 volte superiori alla media nazionale, di cui un terzo praticate a causa di malformazioni riscontrate nel Sistema Nervoso Centrale del feto, malformazioni attribuite dai Ricercatori, senza alcuna remora, al mercurio contenuto nel pesce pescato nel porto di Augusta.  No comment!

  

3° caso –  Prevenzione dei tumori della pelle ad Augusta

   Nel 2007 con la pubblicazione del volume “I Tumori in provincia di Siracusa dal 1999 al 2002”, sono stati divulgati i risultati della prima indagine epidemiologica sulla “Incidenza” dei tumori. (Per “Incidenza” si intende il numero di nuovi casi annui per 100000 abitanti)

    L’indagine, condotta da 17 Registri Tumori nazionali, compreso quello di Siracusa, indicati come “pool Italia” ha interessato un’area che copre il 24% della popolazione italiana, un campione sufficiente per ottenere risultati “statisticamente significativi”

    Questa indagine ha consentito di tracciare un quadro sul rischio tumori nelle 17 aree geografiche d’Italia, da cui è risultato che la provincia di Siracusa presenta un profilo epidemiologico “a basso rischio”, paragonabile a quello del sud Italia, ad eccezione dell’area comunale di Augusta che  presenta un profilo epidemiologico “ad alto rischio”, paragonabile a quello del nord Italia.

   Questa anomalia sanitaria, tutta augustana, ha avuto grande risonanza in campo nazionale ed internazionale tanto che il caso, definito come “il caso Augusta” è stato trattato in Riunioni scientifiche dell’AIRTUM (Associazione Italiana Registri Tumori), in Convegni dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e divulgato in tutto il mondo attraverso la rivista, redatta dall’IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) “Cancer Incidence in five Continents”. In sede locale, la notizia ha destato grande preoccupazione ed allarmismo anche perchè questa criticità sanitaria è stata presentata come un primato assoluto nazionale, con la seguente frase, che ha fatto il giro del mondo: “Augusta, senza tema di smentita, è la città d’Italia col più alto Tasso di Incidenza di Tumori”. 

   Sentiamo il dovere di far presente che, da quel che è emerso dalla lettura attenta di questa indagine, a nostro avviso, il “Caso Augusta” non è stato affrontato con l’oggettività ed il rigore scientifico dovuti, infatti, del fenomeno sono state formulate diverse ipotesi di rischio e si è detto di tutto, tranne dell’unico fatto nuovo, il più rilevante, che è stato letteralmente ignorato. E’ emerso, infatti, che la tipologia tumorale che ha fatto schizzare il Tasso di “Incidenza” del comune di Augusta al di sopra del valore medio del “pool Italia”, è da addebitare ai “tumori della pelle non melanoma” che, nei maschi, incidono per il 32% sulla totalità dei tumori, un valore abnorme se paragonato ai valori medi “provinciale” e del “pool Italia” che incidono rispettivamente per 21,3% e per i1 14,9%. Ma di questa anomalia i mezzi di comunicazione di massa non hanno mai fatto menzione ed ancora oggi, la più alta criticità sanitaria riscontrata ad Augusta, (ripetiamo il 32% della totalità dei Tumori nei maschi), è quasi totalmente sconosciuta dalla popolazione locale. Riflessione: Come si può praticare la prevenzione di un esistente rischio se non si conosce l’esistenza del rischio?

La controprova che la vera criticità dell’ “Incidenza” dei tumori, ad Augusta, deriva dai “Tumori della pelle non melanoma” è data dal fatto che, escludendo questa tipologia tumorale, l’area comunale di Augusta presenta un profilo epidemiologico tumorale “a medio rischio”. Infatti, pur confermando che ad Augusta il Tasso di Incidenza dei “Tumori senza pelle” (ossia di tutte le tipologie tumorali, escluso quelle della pelle non melanoma) resta il più alto della provincia, seppur ridimensionato di molto, lo stesso risulta inferiore al Tasso del “pool Italia”, collocandosi tra l’undicesimo e il dodicesimo posto dei 17 registri nazionali. Per questo motivo riteniamo alquanto strano ed inspiegabile che non sia stato dato alcun peso al più rilevante Fattore di rischio tumori che è stato accertato ad Augusta.

Anche in questo caso sembra che le indagini epidemiologiche siano risultate “vane e fine a se stesse” e non come strumento da usare per informare ed educare i cittadini alla prevenzione.

 

Ho sentito il dovere di segnalare questi tre tipi di anomalie (ma sicuramente ce ne saranno altre) perché sono convinto che i problemi non possono essere risolti se non vengono affrontati nella loro interezza. I tre casi descritti, mettono in luce evidenti lacune nell’applicazione, nel controllo, e nell’informazione degli studi epidemiologici, lacune che devono essere colmate se si crede veramente  nella prevenzione.

 I cittadini hanno il diritto di essere correttamente informati di tutto, in particolare della situazione sanitaria che direttamente o indirettamente li riguarda, sia per partecipare attivamente ai programmi di prevenzione sia per non rischiare il declino totale della fiducia tra Istituzioni e Pubblico. Accogliamo il monito del Presidente della Repubblica dello scorso 25 Aprile di “rinsaldare la fiducia tra Istituzioni e Cittadini” con l’auspicio che ognuno faccia la propria parte nell’ambito delle proprie competenze.

           Giuseppe Moschitto

OSPEDALE Muscatello, la gente ha bloccato la chiusura

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 All’ interno di un ospedale vi sono persone che ogni giorno lottano per impedire che la vita di un essere umano si fermi prima del tempo. L’ospedale è un luogo in cui una battaglia dura giorno e notte; i medici sono coloro   cui ci affidiamo per debellare il male piccolo o grande che si trova nel nostro corpo.  Quindi,   gli ospedali lasciati a sé, senza fondi e attrezzature moderne, che fine potrebbero fare? L’ospedale Muscatello di Augusta ha rischiato la chiusura. Ma  perché chiuderlo?  Per quale  motivo? Semplicemente per una scelta di coloro che pensano prima al guadagno e poi al significato. Eliminare l’ospedale situato ad Augusta significherebbe, per trentacinquemila abitanti,  la perdita del luogo in cui molti sono nati, altri sono stati curati e altri ancora hanno salutato dopo che esso aveva salvato loro la vita, I cittadini di Augusta hanno detto NO  a tutto questo e si sono  ribellati  contro la chiusura, bloccando le vie d’accesso principali di Augusta.  Il „Muscatello“ non è stato chiuso, ma due importanti reparti,  quali Ginecologia-ostetricia e Pediatria, sono stati trasferiti  – non si capisce bene in base a quale logica – nel nuovo  mega ospedale di Lentini, mentre restano ancora vuoti, inspiegabilmente, i nuovi locali del „Muscatello“, costati milioni di euro e non sono stati attivati i nuovi reparti promessi, in sostituzione di quelli trasferiti. In fatto di salute, è necessario  pensare più con il cuore che con il portafogli.

   Federica Fiume

 

COSA SI PUO’ FARE PER IL MUSCATELLO

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Lettera aperta del Movimento Augusta agli Augustani al Sindaco del  Comune di Augusta

Ci permettiamo formalmente sottoporLe le due seguenti informazioni riguardanti la soppressione del punto nascita dell’ospedale di Augusta a favore dell’ospedale di Lentini. Non le nascondiamo che siamo fortemente contrariati circa l’esito del suo ricorso al TAR che non ha previsto contemporaneamente la richiesta di sospensione del decreto assessoriale cosa invece fatta dai Sindaci di Lampedusa e Lipari con esito positivo nonostante questi due ospedali fossero fortemente al di sotto dei 500 parti, mentre Augusta ha sempre superato negli ultimi anni le 600 unità nonostante tutte le problematiche, anche strumentali, cui è dovuto andare incontro.  Ritorniamo a cio’ che ancora si può fare: 1°) E’ stato concesso, entro il 30.06.2012, ai manager delle Aziende Sanitarie di elaborare un piano alternativo o domande di deroga per i presidi che sorgono in territori particolarmente a rischio; 2°) Siamo venuti a conoscenza di disservizi cui sono andati incontro le nostre partorienti presso l’ospedale di Lentini: mancanza di ascensori e pertanto percorsi non idonei per arrivare in reparto, deficit di personale infermieristico e parasanitario (per esempio la colazione viene servita non prima delle ore 10 del  mattino). Inoltre la maggior parte delle partorienti Augustane in atto sta preferendo ospedali e case di cura di Catania. Cosa peraltro da noi ampiamente prevista. Signor Sindaco, quale responsabile principale della salute dei Suoi cittadini, Le chiediamo se si è attivato:

1)                 Per ottenere una deroga, considerato che il nostro è un territorio a rischio da diversi punti di vista (rischio industriale, ambientale e sanitario). Si spera non con lo stesso risultato negativo del ricorso al TAR.

2)                Per recarsi, presso l’ospedale di Lentini onde accertare se la ricettività e l’assistenza siano idonee. Cosa che rientrerebbe nelle mansioni di un Sindaco sensibile e che ha dovuto subire un simile provvedimento.

Nel caso in cui non si dovesse sentire sufficientemente motivato la preghiamo di dircelo chiaramente in maniera che Movimenti Cittadini e Associazioni pro-Ospedale possano attivarsi in proprio sia livello politico che legale.

     Francesco Ruggero                                    

Augusta, ci “scippano” l’ospedale, ma le patologie restano ad Augusta, Priolo e Melilli

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Con la pubblicazione nel 2006 dell’Atlante della Mortalità e dei Ricoveri per i Tumori e per le Patologie cronico degenerative in Provincia di Siracusa “… Rerum Conoscere Causas”, il terzo della serie, si è chiuso un ciclo di 11 anni (1995-2005) di indagini epidemiologiche che hanno dotato la Provincia di una autorevole e preziosa Banca Dati di indici sanitari, indispensabili alla Sanità provinciale e regionale per attivare i piani di prevenzione, per valutare l’efficienza e la qualità dei servizi sanitari e per preparare programmi di adeguamento e di sviluppo delle strutture sanitarie basati sui bisogni reali della popolazione. Questo ultimo punto è stato esplicitato, dallo stesso Comitato scientifico del Registro Territoriale di Patologia, nel modo seguente: “… il principale obiettivo di questo lavoro, in fondo, rimane quello di poter suggerire al decisore politico e all’alto management ipotesi di allocazione delle risorse e di pianificazione degli interventi sanitari in Provincia di Siracusa attraverso la conoscenza esatta dei dati epidemiologici, collegando la Programmazione Sanitaria dei prossimi anni ai reali bisogni sanitari del territorio siracusano”.

Le linee guida che suggeriscono di utilizzare i dati Epidemiologici a supporto della programmazione sanitaria, da quanto risulta da dichiarazioni rilasciate dai diretti interessati nell’ultimo decennio, sono state condivise all’unanimità dalla Comunità Scientifica, dagli operatori Sanitari e dai Politici, compresi l’Assessore alla Sanità della Regione siciliana in carica dott. Massimo Russo ed il suo predecessore prof. Roberto Lagalla. (vedi appendice) Ma solo a parole e non nei fatti. Sorge, infatti, il dubbio che il piano sanitario regionale, per quel che riguarda la provincia di Siracusa (D.A. n° 1377/2010), sia stato redatto senza rispettare le linee guida condivise da tutti, ossia senza aver preso visione né dei risultati dei numerosi studi monografici condotti saltuariamente da qualificati ricercatori, né dei risultati emersi dalle indagini epidemiologiche sistematiche condotte dal Registro Territoriale di Patologia dell’ASL 8 di Siracusa, dal 1995 al 2005, un arco di tempo di 11 anni sufficiente per validare l’attendibilità e la significatività statistica dei dati. La fondatezza del dubbio deriva dal fatto che, nonostante le indagini epidemiologiche ufficiali abbiano messo in evidenza che nel comprensorio territoriale dei Comuni di Augusta, Melilli e Priolo, sono stati riscontrati i Tassi più alti della provincia di patologie teratogene, perinatali, neonatali e ginecologiche, la Sanità regionale decreta di chiudere i Reparti di ginecologia-ostetricia e pediatria dell’ospedale Muscatello, proprio quei reparti che vantano la domanda sanitaria relativa più alta della Provincia. La conferma della chiusura, che avverrà a breve termine, è stata data con la promulgazione dell’ultimo decreto pubblicato nella GURS del 05/01/2012. Una decisione ritenuta illogica, se si fa fede alla criticità sanitaria locale che deriva dalle patologie sopradette ed incoerente perché contraria alle dichiarazioni fatte da eminenti Personalità e dagli stessi estensori del piano sanitario. (In Appendice vengono riportati stralci delle dichiarazioni fatte da Personalità accademiche, sanitarie e politiche sull’utilizzo delle indagini epidemiologiche ai fini della Programmazione sanitaria). A questo punto, è d’obbligo conoscere cosa è veramente emerso dai dati empirici prodotti e qual è il grado di criticità sanitaria accertato nell’area comunale di Augusta, Melilli e Priolo. Per correttezza bisogna premettere che le indagini epidemiologiche, come tutte le indagini statistiche, si prestano ad essere interpretate in modo diverso da persone diverse per cui è difficile capire qual è il VERO (reale) grado di criticità. Sarebbe quindi giusto che si conoscesse, il grado di criticità percepito dalla gente dalle notizie divulgate dai media negli ultimi decenni, con frequenza quasi giornaliera, ed il grado di criticità reale che è emerso dagli studi epidemiologici ufficiali. Grado di criticità percepito dalla popolazione residente:

1- Incidenza delle malformazioni congenite: circa quattro volte superiori alla media nazionale

2- Mortalità per malformazioni congenite: circa quattro volte superiori alla media nazionale

3- Mortalità per malattie perinatali: circa quattro volte superiori alla media nazionale

4- Mortalità Infantili: media provinciale 62,2% in più della media regionale. Dato su cui pesano notevolmente le mortalità per malformazioni congenite e per malattie perinatali riscontrate ad Augusta e Melilli. (dal che si deduce che in queste due aree comunali i Tassi di Mortalità Infantili dovrebbero essere da terzo mondo)

5- Interruzioni Volontarie di Gravidanza: circa due volte superiori alla media provinciale e circa quattro volte superiori alla media nazionale

6- Mercurio nei Capelli delle Donne di Augusta: 27% in più rispetto alle Donne di Catania. Viene asserito però che “Le concentrazioni di mercurio trovate nei capelli delle donne di Augusta erano molto vicine a quelle riscontrate ai suoi tempi a Minamata” (da rabbrividire!!!)

7- Composti organoclorurati nel latte materno delle puerpere di Augusta: concentrazioni dal 70 all’82% in più rispetto a quelle riscontrate nelle puerpere di Catania. Questo quadro sanitario da allarme rosso così come è stato riportato dai media, per la sua alta drammaticità, è stato definito dalla stampa locale “sconvolgente…e tale da far sobbalzare gli abitanti dei centri industriali della nostra provincia”, ha contribuito ad esasperare gli animi dell’intera popolazione dell’area industriale facendola precipitare in un pericoloso stato di terrore cronico, ed è riuscito persino a polarizzare l’attenzione del mondo intero su questo fenomeno, meglio conosciuto come “Il caso Augusta”. Sembra però che i Responsabili della Sanità regionale non abbiano avvertito la gravità del caso, in quanto, insensibili alla preoccupazione della gente ed al grido di allarme lanciato dalle parti scientifiche, sociali e culturali, e come se nulla fosse successo, decidono di reiterare il decreto che sancisce la soppressione dei due reparti dell’ospedale Muscatello di Augusta, reparti essenziali per i trattamenti terapeutici e per tenere sotto una attenta osservazione l’evolversi di un fenomeno così drammatico.

Grado di criticità sanitaria reale:

A causa delle oggettive difficoltà interpretative dei dati epidemiologici, il grado di criticità sanitaria reale può essere valutato soltanto da specialisti in materia o da enti accreditati come l’OER (Osservatorio Epidemiologico Regionale). Nel caso specifico, anche se, dalla valutazione fatta dall’OER, la situazione sanitaria reale del territorio dovesse risultare meno critica di quella percepita, ma superiore al limite di soglia, (e non può essere altrimenti), non si capisce perché la Sanità si ostina ancora a depotenziare l’ospedale di Augusta anziché rendere più efficienti i servizi essenziali.

Urge allora che la Sanità faccia chiarezza su questo argomento. Personalmente, seppure convinto che i dati diffusi dai media siano stati amplificati ed enfatizzati al massimo, sono altrettanto convinto che la criticità sanitaria in questo territorio resta ancora alta. Ritengo sia doveroso che la Regione presti la massima attenzione affinché le informazioni date alla gente siano veritiere, trasparenti e chiare. Per concludere, se quanto sopraesposto è vero chi può dare torto alla popolazione di questa area geografica, che tanto ha dato allo Stato e alla Regione, quando contestano il decreto che ritengono ingiusto perché redatto disattendendo le norme basilari che regolano la programmazione sanitaria? In fondo non chiedono altro che sia riconosciuto loro il diritto alla Salute, sancito dalla nostra Costituzione e dalla Organizzazione Mondiale della Sanità. Vogliamo ribadire che i cittadini di questa area industriale NON CHIEDONO PRIVILEGI MA SOLTANTO CHE LA GIUSTIZIA PREVALGA SULLA INGIUSTIZIA.

Giuseppe MOSCHITTO  – Chimico industriale