I PRODROMI DEL TERRORISMO ISLAMICO – di Giorgio Càsole

Salman RushdiePossiamo dire che i prodromi dell’attuale terrorismo islamico sono da individuare nell’intolleranza dei musulmani verso qualunque occidentali osi “toccare” il fondatore? Nel 1989 uno scrittore anglo-indiano, Salman Rushdie, pubblicò un lungo (e noioso) romanzo dal titolo “I versi satanici”, nel quale descrive, secondo il suo estro, un episodio minore di Maometto. Maometto, che fondò l’islamismo, fondendo elementi dell’ebraismo e del cristianesimo, tanto da riconoscere Gesù come profeta, figlio di Maria, sostenne d’aver avuto dall’arcangelo Gabriele, – attentii!- figura biblica ebraica (eppure i musulmani odiano e combattono gli ebrei), una rivelazione, da cui discenderebbe il Corano. Anche l’ebraismo e il cristianesimo si basano su “rivelazioni” divine: ecc, perché sono definite religioni rivelate, come sono definite monoteiste, perché fondate sull’adorazione di una sola divinità, chiamata “IO SONO nell’ebraismo, Allah nell’islamismo, Dio-padre nel cristianesimo. Il romanziere, ripeto romanziere, Rushdie nel suo romanzo ha scritto che la “rivelazione” dell’arcangelo a Maometto fu di natura demoniaca. Tanto bastò, quasi un trentennio fa, per scatenare l’ira dei musulmani di tutto il mondo, tanto che fu lanciata contro lo scrittore una fatwa: qualunque musulmano avrebbe potuto uccidere tranquillamente Rushdie che, da quel momento, dovette cambiare residenza, nascondersi e circolare sotto scorta. Gli stessi musulmani del Regno Unito organizzarono roghi simbolici del romanzo e pretesero e ottennero che le copie già in vendita fossero ritirate dalle librerie.

Giorgio Casole

AUGUSTA, “IL PORTO? CE LO SIAMO FATTI FOTTERE! NOI AUGUSTANI SIAMO UNA MASSA DI INCAPACI”

Quello che è Augusta nel mondo dello shipping e della logistica , non è Catania. Le chiacchiere portano a disastri ai quali chi assiste facendo finta di non vedere e di non sapere, gli verra’ presentato il conto. Che Augusta sia  diventato porto ” Core ” e ” Ten -T”, questo non  è soltanto per la grandezza della zona portuale ma soprattutto ha conquistato questi titoli per l’impegno, la professionalita’ e, perché no, per il sacrificio di tutti quelli che vi hanno lavorato, dal primo all’ultimo, da chi ha dato il suo impegno (e anche la vita)  nelle raffinerie e  in tutti i servizi portuali.

porto-commerciale-augustaAugusta. Walter Capuano, campano di origine, già pilota  e poi capo piloti del porto di Augusta ci dice la sua senza peli sulla lingua sulla vicenda della sede a Catania della nuova Autorità di Sistema Portuale (AdSP), ma prima elenca quali sono le priorità che incombono con urgenza sul porto augustano: I) dragare nel porto  di Augusta a 18 m. dalle banchine del porto commerciale verso sud fino a raggiungere il fondale cercato, II) ripristinare la diga dove è crollata in vari punti. Lavoro con priorità’ ma da utilizzare i fanghi dragati e con elementi a tre denti, III) eliminare tutti gli scafi sequestrati che occupano le banchine limitandone il loro  utilizzo, IV) ripristinare gli ormeggi del porto commerciale, danneggiati .” Capuano, da persona esperta e competente qual è, afferma recisamente: “Non penso che ci sia bisogno di magia, perché se vengono pagate le tasse, le opere pubbliche quando necessita vanno ripristinate; se poi queste opere pubbliche sono di protezione alla ” vita del porto ” penso che a esse vada la  priorita’ come quando su una strada cade una frana o un viadotto. O si aspetta che ci siano lutti per intervenire teatralmente? Oggi su una rivista dello shipping, si definisce : Genova porto dell’Europa, i soliti campanilismi. Vorrei ricordare a tutti che la zona portuale di Augusta è la forza di tutti i porti nazionali ed ignorare questo fatto, significa essere ignoranti  sia nello shipping che nella logistica. Ma forse si vuole questo perché si deve agire così.

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ISRAELE, DIRITTO A ESISTERE COME STATO E COME NAZIONE

IL COMMENTO/L’EX PRETORE ONORARIO DI AUGUSTA FRANCESCO MIGNECO  RICORDA LA SHOAH COME MEMORIA DI UN POPOLO

israeleE’ senza dubbio per il popolo ebraico, se non per tutto il mondo civile, la MEMORIA di oggi e di sempre, ricordare quell’infame pogrom nazista finalizzato allo sterminio dell’etnia ebraica. La Shoah, ovvero  il genocidio di circa sei milioni di ebrei, fu messo in atto dal Nazismo attraverso la moderna macchina di morte, l’instaurazione della strage programmata, che rappresentò e rappresenta tuttora, un evento fuori del comune, fuori da ogni logica del vivere umano. Ancora oggi, sebbene lentamente affiorato nella coscienza europea, tale sterminio di massa assume un valore epocale, una memoria non ghettizzata dalla paura o dall’oblio. Malgrado tutto questo, il popolo israelita ha saputo risalire la china dell’odio e del rancore, affermando la propria grandezza sotto ogni profilo tesa al confronto con l’Umanità, nel segno della pace  e della fratellanza, anche se spesso negate. Non v’è dubbio alcuno che il sangue dei milioni di ebrei, assassinati solo perché tali, è racchiuso nella Shoah, che, nonostante la criticità dell’era moderna, ha assunto valore universale e simbolico, un paradigmatico confronto, specie per l’insorgere dei nuovi genocidi che avvengono nel mondo. Dalle sue sofferenze, dal tentato annientamento totale , non solo fisico, ma anche morale e spirituale, il popolo ebraico è risorto con coraggio e determinazione, malgrado ogni resistenza e ogni tentativo di negazionismo. Israele ha il buon diritto di reclamare di essere e di esistere come Stato e come Nazione, nella piena sovranità, a pari dignità con tutti gli altri Stati democratici del pianeta Terra. il 27 gennaio in Israele si abbrunano le bandiere, ma si accendono milioni di luci a illuminare quel genocidio mai dimenticato, cui tutti dobbiamo sommessamente chinare il capo.

Francesco Migneco

AUGUSTA, M5S SI SPEZZA O RADDOPPIA? ECCO IL PROBLEMA! – di Cecilia Càsole

Breve storia del gruppo pentastellato augustano

nilo-settipani-consigliere-m5sAugusta. Cinque anni fa il Movimento 5 Stelle, fondato dall’ex comico Beppe Grillo e dall’imprenditore  Gianroberto Casaleggio, ad Augusta non esisteva. Alcuni giovani, fra cui Antonino Di Silvestro, affascinati dall’oratoria e dalle idee di Grillo, che si esponeva in prima persona nelle piazze, mentre Casaleggio agiva dietro le quinte, decisero di riunirsi e di dare vita a una cellula locale del movimento, chiamata in gergo grillino “meet up”, traducibilissimo in italiano con “raduno”, “incontro”. I primi affiliati di Augusta si riunivano, appunto, come carbonari, in una cantina o rimessa di una via secondaria della cosiddetta borgata, Via Ragusa. Il portavoce di quella cellula fu proprio Di Silvestro che, nel 2012,  fu candidato, proprio perché portavoce augustano del Movimento per le elezioni regionali di quell’anno, celebrate a ottobre, quando venne Grillo in Piazza Duomo, attirando il pienone, com’era prevedibile. Per la provincia di Siracusa risultò eletto deputato all’ARS  il grillino siracusano Stefano Zito. Di Silvestro risultò secondo dopo di lui, primo dei non eletti, segno che il Movimento ad Augusta stava attecchendo. Se ne resero conto altri, fra cui il medico Pino Pisani, primario radiologo allora al Muscatello, Maria Concetta Di Pietro, detta Cettina, tirocinante nello studio legale dell’ex deputato nazionale Puccio Forestiere, e il di lei marito Massimo Fargione. Dopo le regionali, Di Silvestro fuoriuscì dal gruppo e fondò un suo personale movimento con cui si presentò candidato sindaco alle amministrative del 2015. Pisani e gli altri formarono un secondo “meet up”, che ebbe addirittura momenti di aspro scontro con il primo, tanto che, a un certo punto, si arrivò allo scambio di denunce per precedenze di gazebo in Piazza Duomo. Le ostilità cessarono quando fu chiaro ai due gruppi che non avrebbero avuto la concessione del simbolo nazionale se non si fossero fusi in un unico gruppo. Così è stato e l’unico gruppo, presentatosi alle amministrative dello scorso anno, è arrivato  al ballottaggio, senza apparentamenti con altre forze politiche. Al ballottaggio, com’è noto, gli elettori hanno deciso di dare larghissimi consensi al movimento che ha conquistato la sindacatura, per cui era stata designata Cettina Di Pietro, e 18 consiglieri su trenta, grazie al premio di maggioranza. La maggioranza ha scelto come presidente del Consiglio comunale prima il grillino Marco Patti, poi, a seguito delle sue precoci dimissioni, Lucia Fichera, grillina anch’ella, che era vice presidente e tuttora presiede il massimo consesso civico. Un assessore si dimise prima di assumere formalmente l’incarico; poi altre dimissioni dalla Giunta: da Pisani a Giovanniello alcuni giorni fa, mentre l’assessore e vicesindaco Giuseppe Schermi è stato “dimissionato” da Di Pietro. Nel frattempo anche un consigliere comunale pentastellato, Nilo Settipani (nella foto), uno di quelli della prima ora del primo “meet up” si è chiamato fuori dal gruppo, affermando: “Purtroppo, con moltissimo dispiacere, sono stato costretto a uscire da questo gruppo consiliare perché si è trasformato in un partito politico, disattendendo il programma elettorale”. Settipani, dopo la sua fuoriuscita dal gruppo consiliare, è  stato freneticamente attivo sui gruppi social del web, non lesinando critiche all’Amministrazione Di Pietro. Settipani e Schermi hanno deciso di dare vita a un nuovo gruppo denominato “Meet up Augusta 2.O”, che, stando a Schermi, si ispira alle idee di Grillo e attraverso la denominazione di “meet up” richiama proprio il M5S. Portavoce del gruppo è Nilo Settipani che ne ha dato pubblica notizia. Non appena questa è stata di pubblico dominio, è arrivata a tamburo battente un comunicato pentastellato da Palermo in cui si diffida questo nuovo gruppo a usare il simbolo ufficiale del Movimento. Settipani ha reagito immediatamente con questi interrogativi: “Come mai arriva da Palermo una nota sul meetup “Augusta 2.0in meno di 24 ore dalla notizia? E finora, viceversa, da Palermo non è mai arrivata una nota sulle irregolarità di questa Amministrazione, che ho regolarmente denunciato agli organi competenti interni ed esterni?”. E ancora: “Come mai Palermo, invece di preoccuparsi delle nascite di nuovi meetup, non si preoccupa di quei portavoce che ledono l’immagine del M5S non confrontandosi coi cittadini ma agendo come un partito politico?“. Ha  concluso  in modo reciso: “Non mi lascerò certo intimorire da comunicati anonimi“. Insomma, la domanda corre di bocca in bocca: “Il 5 Stelle ad Augusta si spezza o raddoppia?”.

  Cecilia Càsole

Melilli, Letizia al seggio 11 di Città-Giardino – di Giorgio Càsole

me stesso con LetiziaPumilia il 4 dic 2016Melilli. C’era una gran letizia, domenica 4 dicembre, al seggio n. 11 della cittadina iblea, dove nella prossima primavera si voterà per le amministrative. C’era letizia perché il seggio n. 11 era ubicato in una scuola materna di Città Giardino, Frazione di Melilli, dove la gente è andata a votare sotto la pioggia e con un freddo pungente. C’era letizia perché ho visto un anziano ultranovantenne venire verso di me a chiedere la scheda, curvo e con passo malfermo, ma lucido e decisissimo a brandire la matita copiativa come un’arma per difendere il suo, pur infinitesimale, diritto di componente del popolo sovrano, come recita la Costituzione del 1948, che un’accozzaglia compatta voleva stravolgere per farci diventare popolo bue. C’era letizia perché gli elettori e le elettrici venivano a votare numerosi, con pazienza e disciplina, con rapidità, e in piena consapevolezza, tanto che non abbiamo spogliato nessuna scheda bianca e due sole schede sono state annullate. C’era letizia perché, nonostante oltre diciassette ore filate, di seguito, abbiamo svolto il nostro lavoro in piena collaborazione e con senso di partecipazione democratica, sapendo di fare il nostro dovere, come ha commentato un elettore uscendo dal seggio. C’era letizia quando vedevamo diventare sempre più alta la pila delle schede con i NO, che significano Sì per la democrazia e la partecipazione, NO contro la mistificazione e i poteri forti, contro l’imbonimento governativo, martellante e incessante per due mesi, tendente a far credere che votare Sì significava votare per il progresso. C’era letizia perché non si può impunemente prendere in giro la gente, ma, soprattutto, perché la gente, nonostante la grancassa mediatica governativa, ha capito che era in pericolo la nostra fragile democrazia, pur con tutti i suoi difetti. Ha capito che quella presentata non era una riforma, ma una mina autentica. C’era letizia perché la gente non s’è fatta intimorire dall’evocato spettro del baratro o da altri inconfessati incubi.Ha visto lo spettro, invece, incarnato da un presidente “emerito” che non voluto sciogliere un parlamento eletto con legge dichiarata incostituzionale. Ha visto il suo incubo nel volto paffuto di un giovanotto con i nei e i denti da bianconiglio, con le sue promesse non mantenute e le sue bugie ripetute. C’era in quel seggio anche Letizia in persona, una scrutatrice che ha fatto onore al suo nome, tenendoci in serena allegria per tutte quelle lunghissime ore, vitale e spumeggiante, come la birra artigianale che ha offerto per festeggiare il raggiungimento di un piccolo primato: la mia cinquantesima presidenza di seggio in quarant’anni. Grazie, Letizia, Letizia Pumilia.

  Giorgio Càsole

AUGUSTA, ACQUA FORTE, CALLE VENEZIANA E PRIGIONIERI IN CASA

Augusta. Nonostante i tanti articoli, anche su queste colonne, nonostante i video, nonostante le minacciate denunce, nonostante i sopralluoghi di tecnici e assessori, compresa l’attuale pentastellata Suppo ai Lavori Pubblici, nonostante le molteplici promesse, la più autorevole quella dell’ex sindaco Carrubba, residente per più di quarant’anni nella zona, nel quartiere Via delle Saline, incrocio con il cosiddetto lungomare Rossini, i residenti, nei giorni delle piogge torrenziali, 5 e 6 dicembre, sono stati proprio sott’acqua, nonostante migliaia di euro spesi in proprio per le pompe sommerse, ma la mancanza di canalizzazioni nella strada pubblica, quando piove intensamente e a lungo,  fa riversare tutta l’acqua nel quartiere, le cui pompe non possono smaltire in tempi rapidi e la “calle” veneziana impedisce alla gente di uscire di casa. I volontari della protezione civile, che pur sono stati attivi durante quei giorni per sturare i tombini del lungomare, non sono in grado di alleviare i profondi disagi di quei residenti, i cui scantinati sono sistematicamente allagati finché non verranno ripristinate le canalizzazioni che portavano l’acqua piovana nelle attuali zone umide, ex saline anch’esse, nei pressi dell’ospedale cittadino. “ Non è impresa né costosa né difficile”, ci dice un tecnico  che prosegue: “Basta volerlo, basta fare un minimo di programmazione, come si può fare per evitare una situazione simile all’ingresso di Augusta, tanto che molti cittadini, martedì 6, hanno dovuto fare dietro front  nel tentativo di andare al lavoro, pur di non rimanere bloccati dall’acqua.  Per queste  difficoltà di somma urgenza esiste l’art. 70 che consenti ai Comuni di affidare i lavori senza bando a una ditta di fiducia” . I soldi ci sono? Domandiamo.  “Ci sono ben 26 milioni di euro, come ha pubblicato, in Facebook Giuseppe Schermi, ex vicesindaco e ex assessore al bilancio, affermando d’avere lasciato nelle casse comunali quei soldi prima di dimettersi, proprio per lavori come questo. Quindi, basta volere”. Schermi è stato sostituito in tempi di record, l’assessore ai Lavori  pubblici è  al suo posto dal giugno 2015 e l’anno scorso la situazione è stata la stessa di quest’anno. Quest’anno, forse, è stata più grave, tanto che qualcuno ha pure ironizzato sui social network, pubblicando il fotomontaggio di una gondola veneziana proprio su Via Delle Saline.

Cecilia Càsole

Considerazioni sul voto del 4 dicembre – di Giorgio Càsole

EDITORIALE/Fra  storia  e cronaca

me stesso  nellostudioAugusta – Potrei  esordire citando  fior di costituzionalisti, docenti universitari  o  ex giudici e ex presidenti della Corte costituzionale che la pensano come me. Attenzione! Gli ex presidenti e ex giudici di questa Corte godono di benefici di tipo regale anche dopo il loro mandato novennale, pur tornando a essere cittadini comuni. Ma tant’è. Siamo in Italia dove ci sono quelli che sono più uguali di altri. Non credo abbiano interesse di bottega nel proclamare la loro opposizione a questa riforma “napoletanesca”.  Ci sono quelli che sono padronissimi di difendere il  piccolo Fiorentino così avido di potere che ha mandato a calci in culo il suo compagno di partito Letta e dopo aver promesso di rottamare, di non fare inciuci, ha perseguito la sua personale scalata al potere, sostenuto da quel presidente Napolitano che avrebbe dovuto sciogliere l’attuale parlamento eletto con legge dichiarata incostituzionale. Che cosa abbiamo a fare un presidente-notaio, garante della Costituzione, che cosa abbiamo a fare una Corte costituzionale se poi il primo non rispetta le deliberazioni della seconda? Se la legge è stata dichiarata incostituzionale, quale doveva e dev’essere la conseguenza logico-giuridica, se non sciogliere il parlamento eletto con legge incostituzionale? Non è vero che il senato, secondo questa riforma, viene sottratto ai cittadini? Come si fa a negarlo? Su che base? Questa pretesa riforma triplicherà il numero di firme per una proposta di legge popolare? Se per molti  vanno bene l’uno e l’altro provvedimento, per molti   NO,  per  i tanti  che credono in una democrazia in cui i   cittadini  sono rispettati sempre, non ogni 5 anni. Negli anni Cinquanta l’augustano Epicarmo Corbino, noto economista, componente del governo De Gasperi, propose una legge che prevedeva il premio di maggioranza, che, secondo le previsioni, sarebbe andato all’allora DC. Corbino era del PLI. Corbino fu impiccato in effigie dal “popolo comunista”. Per l’opposizione strenua dell’allora PCI, che definì quella proposta di legge, come “Legge truffa”, la proposta non passò.  La DC continuò a governare con i partiti di coalizione, prima centro-destra, poi di centro-sinistra. PCI e DC erano acerrimi nemici. Aldo Moro, rapito dalle BR, fu probabilmente ucciso, con l’avallo della CIA americana, perché voleva associare il PCI al governo e gli Americani allora vedevano il PCI come il toro vede il rosso. Dopo il crollo del muro di Berlino, grazie anche a Giovanni Paolo II, dopo il crollo dell’impero sovietico, che oggi rende inutile la NATO (apparato militare difensivo costosissimo), le cose sono cambiate. il PCI, non più finanziato come una volta dall’URSS, cambiò denominazione fino a diventare PD, partito dove sono confluiti ex democristiani, diventati nel frattempo ex popolari.  Uno di questi “popolari” ex dc, è il  piccolo Fiorentino, il quale sostiene di voler fare risparmiare l’Italia. Allora perché ha fatto spendere e fa spendere centinaia di milioni di euro per un aereo, attraverso il quale, vuole scimmiottare Obama, quando c’erano e ci sono gli aerei militari per gli spostamenti istituzionali veri?

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USA, “Se ho il cancro, ho due scelte: morire o perdere la casa” – di Giorgio Càsole

TrumpDopo la conferma dell’elezione di Trump a 45° presidente degli stati uniti, sui social, soprattutto su Fb, si sono scatenati i commenti di esultanza, come quella di un  giovanissimo,  ex alunno  al liceo scientifico di Augusta, che ha vaticinato: “Ne vedremo delle belle”. Gli ho risposto : O delle brutte, come la cosiddetta “deregulation” varata durante il periodo dell’attore repubblicano Ronald Reagan. La signora Rodham Clinton non è esente da critiche, come Obama, che ha ricevuto il Nobel per la pace alle intenzioni otto anni fa. Sono, sì, democratici ma AMERICANI, cioè presi dal loro smisurato orgoglio o dalla loro tronfia superbia (decidete voi) d’essere i più grandi, i guardiani del mondo. Obama l’ha ribadito dopo la sconfitta di Hillary: “Siamo il Paese più grande del mondo”. La loro megalomania li porta a vivere nel passato, post II guerra mondiale.  Gli Americani, in fondo, sono come i Romani (gli antichi, si intende): vogliono imporre la pax americana a tutto il mondo, hanno ancora la testa, oltre che nel secolo scorso, in quello precedente: si sentono pionieri nel Far West. Hanno compiuto il genocidio dei nativi americani e ora vogliono imporre le loro idee di civiltà e i loro prodotti in altre terre. Dimenticano che altri grandi, grandissimi, Paesi, come l’India e la Cina, si stanno prepotentemente affacciando sulla scena mondiale;  anzi, si sono già affacciati. Non voglio, però, apparire anti-americano per partito preso.  Bufalino ha scritto che la Sicilia non è una, ma “Cento Sicilie”. Parafrasando Bufalino, vorrei aggiungere che l’America non è una, ma almeno due: l’America dei diritti civili, delle garanzie democratiche, dei progressisti, dei paladini, come Ralph Nader, che si candidò alla presidenza ani fa, dei martiri come Martin Luther King, e c’è l’America oscura, del Ku Klux Klan, razzista, intollerante, becera, che accetta il sistema sanitario che Obama ha tentato di piegare verso la gente povera e disoccupata. Sistema sanitario che Trump ha promesso vorrà riportare secondo i loro parametri, secondo cui chi può pagare, anche attraverso l’assicurazione,  viene curato, chi non può viene sbattuto fuori, letteralmente. Vi riporto quello che mi ha scritto un amico italo-americano, Nino D’Urso: “Negli USA la nazione che manda miliardi di dollari ad altri paesi come Israele, Turchia ecc., più del 60% della bancarotta è causata dall’alto costo della assistenza sanitaria. Per darti un classico esempio, se io ho 50 anni e perdo il posto perché la mia compagnia mi ha licenziato, automaticamente perdo l’assistenza sanitaria. Se il dottore mi chiama e mi dice che test del cancro è positivo ho due scelte da fare: morire e permettere mia moglie di restare nella nostra casa, o curarmi e perdere tutto. Questo succede solo negli USA, credo. La riforma sanitaria di Obama non è perfetta ma almeno si sta cominciando a fare qualcosa. Trump ereditò tutto da suo padre, la sua compagnia dichiarò bancarotta tre o quattro volte e fu sovvenzionato da noi. Non paga tasse ed è la definizione del cafone arricchito” Devo aggiungere altro? Sbaglio o in Italia si sta facendo di tutto per copiare gli USA anche in questo campo così delicato della nostra esistenza?

 G.C.

“SIGNOR SINDACO, CHE COS’HA FATTO PER MIGLIORARE IL BENESSERE DEI CITTADINI?”

Augusta. Giuseppe Fazio, augustano di nascita, ma milanese da oltre un trentennio, ci ha fatto avere copia del testo d’una breve lettera che ha inviato al sindaco Di Pietro. Possiamo dire che, in sintesi, Fazio si è fatto portavoce della delusione e dello scoramento di molti augustani di origine  che, dopo anni, ritornano ad Augusta e  la vedono degradata e in stato di abbandono. Se e che cosa risponderà il sindaco, vi faremo sapere.  Ecco, intanto,  il testo della lettera di  Giuseppe Fazio: “Egr.  Sig. Sindaco, sono un augustano da tempo residente a Milano. Di recente sono stato in vacanza in Sicilia e ho fatto visita anche alla mia città di Augusta trovandola sempre degradata a causa, forse, delle precedenti amministrazioni comunali. Capisco che non è dall’oggi al domani che certi degradi e abbandoni possano essere risolti facilmente ma dopo un anno e mezzo, settimana più settimana meno, della sua amministrazione può dirmi cosa è stato fatto che abbia migliorato il benessere dei cittadini? Non tante cose, ma almeno una o due cose al massimo. Quali le difficoltà che sta incontrando nonostante la competenza della sua Giunta? La ringrazio per il suo cortese riscontro.”

   Giuseppe Fazio

IL SANDALO SULLE STRISCE

La nuova tragedia su Corso Sicilia e l’obbligo morale dell’Amministrazione comunale – di Giorgio Càsole

sandalo sulle strisceAUGUSTA – “Ho visto la signora fare letteralmente un volo. Camminava tranquillamente sulle strisce pedonali: sopraggiunge una mercedes a elevata velocità, la investe e la signora, dopo il volo, sbatte a distanza. Il suo sandalo rimane sulle strisce. Il conducente dell’auto si ferma per prestare soccorso, ma  la donna, dopo il violento impatto, muore. Non si può più stare tranquilli nemmeno attraversando le strisce pedonali.” Questa è la testimonianza essenziale, asciutta, ma fortemente drammatica di una nuova tragedia avvenuta in Corso Sicilia, in particolare in un tratto che, a questo punto, potremmo definire il percorso della morte, perché  diverse vite sono state spezzate per  cause diverse. Martedì 30 agosto è toccato alla 68enne Maria Monterosso,  moglie, madre, nonna amata e stimata che, a mezzogiorno, in piena luce, dunque, attraversava le strisce pedonali nei pressi del Palajonio, pensando di poter tranquillamente tornare a casa, certa che gli automobilisti avevano il dovere di rallentare e di aspettare il passaggio.  Se non si può attraversare tranquillamente le strisce perché c’è sempre qualcuno che  pensa di correre su un circuito automobilistico, che fare? A parte le responsabilità penali dell’investitore, l’Amministrazione comunale ha l’obbligo morale di porre rimedio o no?

  G.C.