PORTO DI AUGUSTA, LA LEZIONE DIMENTICATA del 28 DICEMBRE 1960 – di Giorgio Càsole

703833131Augusta. Quella mattina dovevo recarmi a scuola. Frequentavo la scuola media intitolata allo scienziato augustano Orso Mario Corbino. Non ci andai. Nessuno ci andò. Uscìì in  strada, nell’ Augusta di allora. Augusta era sostanzialmente l’isola. La cosiddetta borgata stava nascendo. C’era il villaggio Rasiom, voluto da Moratti, sull’esempio di Olivetti, per far star bene gli operai della raffineria, quella raffineria che aveva portato l’agognato benessere. Il polo petrolchimico più imponente era di là da venire. Non c’era alcuna coscienza ecologica. La parola stessa “ecologia” non si conosceva. Di sicuro, però, c’era il porto, quel grandissimo porto, con una base della Marina Militare, che aveva attirato Moratti. Un porto che dava e dà allo Stato fior di miliardi di lire, di milioni di euro oggi, in diritti erariali. Un porto che dava e dà ancora, seppure oggi in crisi, lavoro alla gente di Augusta e non solo, Un porto che faceva, come fa ancora, gola. Nel 1960 faceva gola a Siracusa, con politici nazionali di rilievo, soprattutto all’interno della Democrazia Cristiana. Al Comune di Siracusa, secondo un decreto ministeriale, sarebbe andata la giurisdizione, almeno parziale, sul porto di Augusta, per il tramite di Priolo, allora  Frazione del Comune aretuseo. Il decreto, che era stato firmato, rompeva l’unità amministrativa del porto: ne sarebbero derivate conseguenze perniciose per la funzionalità del porto stesso, danni per le  imprese e, di riflesso, per la comunità cittadina. La notizia fu appresa, in via riservata,  dal consigliere comunale Inzolia, militante nel Movimento sociale, all’opposizione.

“Per il bene della collettività. al di sopra degli interessi di bottega”, riferisce il figlio Enzo (generale dei carabinieri in congedo), l’avvocato Inzolia informò immediatamente l’amministrazione comunale, il cui sindaco era un altro avvocato, Salvatore Bordonaro, che aveva come vice Giovanni Saraceno, sindacalista e capopopolo seguitissimo che, nella prima metà degli anni Cinquanta, era divenuto famoso per aver abbandonato, con un enorme numero di adepti, il  partito comunista (Pci) per  transitare nel  partito socialdemocratico, fondato nel 1947 da Giuseppe Saragat, dopo la svolta filoatlantica passata alla storia come la “scissione” di Palazzo Barberini. La vicenda del passaggio di Saraceno e dei suoi numerosi seguaci dal Pci al Psdi fu così clamorosa che se ne occupò persino “La Settimana Incom” un cinegiornale che veniva proiettato nei cinema ogni settimana,  prima dell’inizio di un film. Saraceno, abituato a guidare i lavoratori, indossò la fascia tricolore e  si mise alla guida del consiglio comunale compatto in una mobilitazione popolare per manifestare la ferma volontà della gente di Augusta di non farsi “scippare” il porto. L’allora sindaco Bordonaro era ammalato davvero o diplomaticamente. Nella foto storica qui  pubblicata  si riconoscono in prima fila, oltre a Saraceno con la fascia, il liberale Ajello, il missino Inzolia, il comunista La Ferla: tutti consiglieri comunali all’opposizione. Segno che in quell’occasione scesero in piazza come un sol uomo per difendere il porto. Il giorno prima, per incarico dell’amministrazione comunale, un’auto circolò per le strade per annunciare, attraverso il megafono, la mobilitazione del 28, invitando i cittadini a scendere in piazza e i commercianti ad abbassare le serrande. Così avvenne. Una selva di cartelli in difesa del porto fu piantata in Piazza Duomo. Furono alzate barricate in Via Lavaggi. Furono bloccati i treni, come testimoniano le foto nel libro “Augusta, uomini e cose” (ideato e curato da chi scrive) del 1974 e come riferisce uno dei giovani al séguito di Saraceno, Concetto Lombardo, medico, con un passato di amministratore comunale. Ricorda Lombardo: “Ero alla testa di 200 giovani che fermarono il treno per Roma all’altezza del cavalcavia ferroviario per Villa Mariana mentre il questore,  alla testa della famosa celere, voleva passare superando le barricate all’altezza del distributore Agip di viale Italia”. Non solo i giovani e i ragazzi parteciparono alla manifestazione veramente popolare, ma anche le donne, le madri di famiglia che davano manforte ai loro uomini, mariti e figli, maschi e femmine.  Nancy Zanti ha un ricordo vivido di quel  giorno: “Ricordo come fosse oggi tutti i ragazzini messi sopra i binari io ero li e ricordo le guardie con i fucili puntati, ma le donne di allora, messe in prima linea, non si sono fatte sottomettere: erano agguerrite e gridavano NUN CI LUVATI ‘U PANI E’ NOSTRI FIGGHI”. Gli augustani parteciparono in massa alla popolazione partecipò alla protesta che assunse i toni d’una vera insurrezione popolare. Ogni attività fu sospesa, persino quella di assistenza medica prevista solo per i casi di reale emergenza. Gli augustani  vinsero. Il decreto annullato, l’unità amministrativa del porto intatta. Ma dopo il porto  di Augusta fu trascurato. Nel citato libro “Augusta, uomini e cose” un intero capitolo è dedicato al “Porto dimenticato”, scritto da un competente pilota portuale, qual era Giuseppe Pidatella. In questi giorni il Porto di Augusta è stato ricordato per un altro decreto ministeriale che ha molte analogie con quello di 57 anni fa. Chi si ricorda, però, la lezione di quel 28 dicembre?

PORTO DI AUGUSTA, LA LEZIONE DIMENTICATA del 28 DICEMBRE 1960 – di Giorgio Càsoleultima modifica: 2017-02-24T07:26:49+00:00da leodar1
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