AUGUSTA/ARCHEOLOGIA E BENI CULTURALI IN UN TERRITORIO DI FRONTIERA

Relatori  gli augustani Giuseppe Cacciaguerra , Carlo Veca e Rosa Lanteri

conferenza archeologiaAUGUSTA. Da Mègara Iblea ad Augusta , 500 anni di “ vuoto storico”. Ce ne hanno parlato gli organizzatori del convegno  “Archeologia e beni culturali in un territorio di frontiera” al Circolo Unione. Grazie alla collaborazione della Soprintendenza di Siracusa è stato possibile raccogliere documentazioni inedite, che hanno permesso l’elaborazione di un percorso storico-archeologico della polis Mègara Iblea dal III secolo a. C.  fino all’Augusta  odierna, la città,fondata da Federico II di Svevia, nel cui territorio rientrano  l’area archeologica di Mègara Iblea. Giuseppe Cacciaguerra, giovane laureato in archeologia, ha tracciato una descrizione della Mègara Iblea a partire dal concetto di “ Frontiera”, “nel senso delle prospettive di cui gode Augusta per la ricerca archeologica e di territorio che si trova circondato dal mare. Il concetto di frontiera è altresì importante quando ci si trova di fronte a sfide importanti per la tutela del patrimonio culturale del territorio in cui si è nati e vissuti e per il quale si intende lottare per restituirgli il valore di un tempo ormai perduto”. Si è occupato  dell’archeologia preistorica dell’area megarese  l’archeologo Carlo Veca. Le sue ricerche hanno abbracciato un arco temporale dal Neolitico all’età del Ferro. “Ci sono degli obiettivi da raggiungere necessariamente per rilanciare il nostro territorio: ricognizione delle letteratura pregressa del territorio; informatizzazione dei dati per la produzione di cartografie;  combinazione delle ricerche archeologiche del passato con nuovi dati utilizzando il supporto del GIS   (Sistema Informativo Compiuterizzato),  che permette l’acquisizione, l’analisi ecc… di informazioni provenienti da dati geografici)”. E’ indiscutibile il patrimonio artistico-culturale dell’Italia.  Eppure pare che ancora si debbano elemosinare riconoscimenti, sembra che si debbano fare notevoli sforzi per usufruire di fondi europei che dovrebbero essere un diritto. Delle principali cause per cui la Sicilia rimane bloccato e  incontra difficoltà nella ricezione degli stanziamenti europei  ha discusso Rosa Lanteri, dirigente della Soprintendenza di Siracusa. Ha sostenuto che molte responsabilità sono attribuibili alle resistenze  degli stessi amministratori della Regione. “Per tale motivo”, ha continuato la Lanteri, “è necessario che tutta la comunità non rimanga indifferente ai problemi che affliggono i beni culturali della città.  A maggior ragione se si considera che l’Italia è fra i primi posti per bellezza paesaggio-beni archeologici. Noi stiamo presentando dei progetti per usufruire dei fondi europei, che attualmente ammontano a circa venti milioni di euro”. Non dovrebbe essere un’impresa impossibile visto che recentemente è stato approvato in via definitiva il disegno di legge per la ratifica ed esecuzione della “Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico” firmata dall’Italia a La Valletta il 16 gennaio 1992 , che  ha come obiettivo primario la conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico nelle politiche urbane e di pianificazione, prevedendo collaborazione e scambio di esperienze fra i Paesi europei aderenti alla convenzione.

Cecilia Càsole

AUGUSTA/ARCHEOLOGIA E BENI CULTURALI IN UN TERRITORIO DI FRONTIERAultima modifica: 2015-04-21T08:56:02+00:00da leodar1
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